Dopo le polemiche seguite alle rappresentazioni dell' "Aida", con le conseguenti accuse di wagnerismo e germanesimo, Verdi decise sdegnosamente di ritirarsi nella sua dimora a Sant'Agata e di non scrivere più. Troppe, a suo avviso, le calunnie che avevano ferito lui e danneggiato la sua arte. Come se tutto questo non fosse bastato, si era aggiunto anche un sonetto dai toni offensivi che Arrigo Boito, giovane ed irrequieto intellettuale appartenente al movimento dei cosiddetti "scapigliati", aveva (forse inconsapevolmente) per bersaglio proprio la musica di Verdi ed aveva anche osato sfidarlo scrivendo un'opera, il "Mefistofele" che alla prima fece un fiasco clamoroso. Eccezion fatta per il requiem dedicato alla memoria di Manzoni e per un quartetto per archi, dal 1871 in poi, Verdi non produsse più nulla. Fu l'editore Giulio Ricordi a tentare, con un'operazione diplomatica degna del caridinale Richelieu, di riportare in Verdi la voglia di scrivere una nuova opera e, paradossalmente, servendosi proprio di Boito. Nei 17 anni di silenzio verdiano, c'erano stati molti avvenimenti di rilievo in campo operistico come la morte di Wagner nel 1883 o l'avvento dei nuovi compositori post romantici come Puccini e Mascagni. Arrigo Boito, nel frattempo, pur mantenendo la sua ammirazione per Wagner, era divenuto un acceso sostenitore di Verdi. Ricordi propose a Boitodi collaborare con Verdi (ancora molto diffidente) nel rifacimento del "Simone Boccanegra", ma fu soltanto una scusa perchè si riavvicinassero. Il vero scopo di Ricordi era indurre Verdi a scrivere "Otello" da Shakespeare proprio sul libretto di Boito. Benchè piuttosto restio, all'inizio, Verdi si lasciò convincere ed acquistò il testo che Boito aveva scritto apposta. Lo lasciò chiuso in un cassetto per anni, prima di cedere alla tentazione di riprenderlo in mano ed iniziare a scriverne le note. Potrà sembrare quasi un paradosso ma, il creatore del contestato Mefistofele, fu trasformato da Ricordi inconsapevolmente proprio nel personaggio di Goethe e fu proprio lui ad offrire a Verdi, proprio come a Faust, la possibilità di vivere una seconda giovinezza con la creazione di "Otello".
Verdi and Wagner on line
domenica 31 gennaio 2016
Verdi e il suo "Mefistofele"
Dopo le polemiche seguite alle rappresentazioni dell' "Aida", con le conseguenti accuse di wagnerismo e germanesimo, Verdi decise sdegnosamente di ritirarsi nella sua dimora a Sant'Agata e di non scrivere più. Troppe, a suo avviso, le calunnie che avevano ferito lui e danneggiato la sua arte. Come se tutto questo non fosse bastato, si era aggiunto anche un sonetto dai toni offensivi che Arrigo Boito, giovane ed irrequieto intellettuale appartenente al movimento dei cosiddetti "scapigliati", aveva (forse inconsapevolmente) per bersaglio proprio la musica di Verdi ed aveva anche osato sfidarlo scrivendo un'opera, il "Mefistofele" che alla prima fece un fiasco clamoroso. Eccezion fatta per il requiem dedicato alla memoria di Manzoni e per un quartetto per archi, dal 1871 in poi, Verdi non produsse più nulla. Fu l'editore Giulio Ricordi a tentare, con un'operazione diplomatica degna del caridinale Richelieu, di riportare in Verdi la voglia di scrivere una nuova opera e, paradossalmente, servendosi proprio di Boito. Nei 17 anni di silenzio verdiano, c'erano stati molti avvenimenti di rilievo in campo operistico come la morte di Wagner nel 1883 o l'avvento dei nuovi compositori post romantici come Puccini e Mascagni. Arrigo Boito, nel frattempo, pur mantenendo la sua ammirazione per Wagner, era divenuto un acceso sostenitore di Verdi. Ricordi propose a Boitodi collaborare con Verdi (ancora molto diffidente) nel rifacimento del "Simone Boccanegra", ma fu soltanto una scusa perchè si riavvicinassero. Il vero scopo di Ricordi era indurre Verdi a scrivere "Otello" da Shakespeare proprio sul libretto di Boito. Benchè piuttosto restio, all'inizio, Verdi si lasciò convincere ed acquistò il testo che Boito aveva scritto apposta. Lo lasciò chiuso in un cassetto per anni, prima di cedere alla tentazione di riprenderlo in mano ed iniziare a scriverne le note. Potrà sembrare quasi un paradosso ma, il creatore del contestato Mefistofele, fu trasformato da Ricordi inconsapevolmente proprio nel personaggio di Goethe e fu proprio lui ad offrire a Verdi, proprio come a Faust, la possibilità di vivere una seconda giovinezza con la creazione di "Otello".
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