Subito dopo il debutto dell'Edgar, accolto con scarsissimo successo, attribuito dallo stesso compositore al libretto di Ferdinando Fontana, Puccini si mise subito alla disperata ricerca di un nuovo soggetto da musicare. Non volendo ripetere l'errore che aveva fatto con Fontana, ossia quello di essere, forse per eccessiva umiltà, troppo accondiscendente, divenne improvvisamente pretenzioso ed esigente verso i suoi librettisti. Lo dimostra, appunto, la stesura del libretto di "Manon Lescaut", al quale collaborarono talmente tanti scrittori e poeti che, alla fine, Giulio Ricordi optò per scrivere sul frontespizio della stampa: " Testo di autori vari." Nei tre anni in cui l'opera fu composta, il libretto passò dalle mani di Domenico Oliva, Marco Praga, Ruggiero Leoncavallo, Illica, lo stesso Giulio Ricordi ed anche lo stesso Puccini. La ragione risiedeva nel fatto che, stressati e scoraggiati dalle continue richieste di cambiamento del compositore lucchese (addirittura un intero atto fu scritto, riscritto e poi tolto definitivamente), si stancavano e lasciavano perdere. Dopo tanto tribolare e nonostante le differenze di stile poetico del libretto, l'opera andò in scena il 1 Febbraio 1893 a Torino decretando, dopo tanto tribolare, il primo vero trionfo di Puccini. Ciò nonostante, Puccini, negli anni a venire, continuò a rimaneggiare la partitura fino a poco prima della sua morte.
Nella prima assoluta a Torino, Manon fu interpretata dal soprano Cesira Ferrani che, nel 1902, incise dalla Manon "L'ora o tirsi è vaga e bella". Come in altri casi, lo stile e il gusto dell'interpretazione sono ben diversi da ciò che in quest'epoca siamo abituati ad ascoltare. Resta però, incontrovertibilmente, un documento di grande valore storico.
L'ora, o tirsi, è vaga e bella" Cesira Ferrani. 1902

Il riferimento alla "MANON(A)" di Gianni Morandi, per quanto strano possa sembrare, riporta ad un aneddoto proprio sulla composizione di Manon. Puccini, per trovare maggiore ispirazione nella composizione della musica, si era recato a Vacallo, piccolo paese sul confine tra l'Italia e la Svizzera. Li, con sua grande sorpresa, trovò il collega Leoncavallo, anche lui recatosi in quella località per poter comporre in pace i "Pagliacci"Alloggiavano in due casette che si trovavano l'una di fronte all'altra. Fu così che, mentre Leoncavallo, alla finestra della sua stanza, appese un lenzuolo sul quale aveva disegnato un enorme clown. Puccini, per non essere da meno, appese anche lui un lenziolo su quale aveva disegnato una enorme mano. Appunto, una "MANON".
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