Molti dei compositori che amiamo hanno scritto i loro capolavori grazie, non solo al loro infinito talento musicale, ma anche al fortunato incontro con determinati librettisti con i quali hanno spesso creato dei meravigliosi sodalizi. E' il caso,primo fra tutti, tra Mozart e Da ponte. Ma anche i dittici Bellini-Romani o Verdi-Piave hanno dimostrato quanto fosse importante avere a portata di mano un librettista con il quale essere pienamente in sintonia oppure, in mancanza di questa, librettisti da plasmare a proprio piacimento. Il sodalizio perfetto, per un compositore difficile e pretenzioso come puccini, aveva due nomi: Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Il primo, già librettista di lungo corso, che aveva già versificato libretti per compositori come Catalani e Franchetti ed aveva contribuito anche al libretto di "Manon Lescaut" dello stesso Puccini, Il secondo, autorevole autore di testi teatrali, di cui si ricordano, tra l'altro, "Una partita a scacchi" e "Come le foglie", ma assolutamente digiuno di testi da adattare a libretto. Il primo, carattere fiero, irrascibile ed iracondo. Il secondo, decisamente mite, accomodante ed anche piuttosto remissivo (Puccini lo chiamava scherzosamente Buddha, proprio per la sua indistruttibile flemma, oltre che per la stazza). Le discussioni accesissime tra Puccini ed Illica, durante la lavorazione delle opere, con Giacosa che tentava di ristabilire la calma, sono ormai entrate a far parte della storia ed ogni volta si temeva che questo sodalizio a tre avrebbe potuto rompersi da un momento all'altro. E magari, chissà, forse proprio questo equilibrio precario, giocato tutto su una battaglia di nervi, ha permesso a questo trio così male assortito di generare forse i tre maggiori capolavori dell'arte pucciniana. Dopo "Boheme", infatti, i tre collaborarono ancora nella creazione di "Tosca", andata in scena a Roma nel 1900 e "Madama Butterfly", andata in scena alla Scala con esito disastroso che, poco dopo, si trasformò in un autentico trionfo. Dopo la morte di Giuseppe Giacosa, avvenuta nel 1906, Puccini, non avendo eccessiva fiducia nelle doti di Illica da solo, tentò in ogni modo di ritrovare la perfetta fusione "a tre" con altre coppie di librettisti, senza però ottenere gli esaltanti risultati che aveva avuto con la coppia Illica e Giacosa.
La prima de "La Boheme," diretta da Arturo Toscanini, era andata in scena il 1 Febbraio 1896, diretta da Arturo Toscanini e con Cesira Ferrani nel ruolo di Mimì, Antonio Pini Corsi nel ruolo di Marcello e Evan Gorga nel ruolo di Rodolfo. L'aria "che gelida manina", una delle più famose dell'opera, fu incisa proprio da Gorga nel 1899 e, grazie a questa incisione, si può avere l'impressione di sentire l'eco autentico di quella storica serata ascoltandola cliccando qui.
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