Avevo brevemente accennato ieri ai controversi rapporti che ebbero tra loro alcuni dei più grandi e famosi compositori dell'epoca d'oro della musica classica, tenendo volutamente fuori il duealismo Verdi-Wagner dal contesto. benchè sia stato proprio questo dualismo ad ispirarmi l'apertura della pagina e anche di questo blog. Gran parte di questa rivalità è stata alimentata dalla stampa e dall'ambiente culturale ed intellettuale della seconda metà del XIX secolo. E se non fosse stato per i vari riferimenti a Wagner che ebbe a fare Verdi nelle sue lettere, poco o niente sapremmo di questa rivalità, vera o falsa che fosse. Da parte di Wagner, infatti, silenzio assoluto sul compositore italiano, almeno pubblicamente. Quegli sporadici contatti che Wagner ebbe con la musica verdiana (mai con verdi in persona), si contano sulle dita di una mano e si riducono (almeno che io sappia) a pochissimi episodi. Il primo è un semplice aneddoto di cui è oltretutto impossibile accertarne l'autenticità: durante un suo giro in gondola a Venezia, il gondoliere ebbe la malaugurata idea di mettersi a fischiettare "La donna è mobile" provocando varie smorfie di disprezzo da parte del passeggero. Aveva diretto l' Ernani a Dresda nel 1845 quando, presumibilmente, ai suoi occhi, Verdi era soltanto uno dei tanti compositori che avrebbe dovuto dirigere (al pari dei vari Donizetti, Bellini e Rossini). Sappiamo invece dal diario di Cosima che molto più tardi, quando la loro rivalità era già considerata una realtà, si trovò ad assistere ad una replica del Requiem verdiano a Vienna. Dopo pochi minuti dall'inizio, pare che Wagner abbia detto: " Andiamocene. Abbiamo già sentito quanto dovevamo". Di certo c'è che Cosima, sul diario, scrive: " Ascoltato il requiem di Verdi. Ma è un lavoro sul quale è meglio non dire nulla."
Da parte di Verdi, invece, gli atteggiamenti mutarono col tempo. Curioso all'inizio verso l'ascesa wagneriana, poi diffidente, pur riconoscendogli un grande talento. Lottando con i suoi stessi pregiudizi volle leggere quasi tutti i numerosi scritti teorici di Wagner sul melodramma. Assistette al Lohengrin a Bologna con la partitura sulle ginocchia scrivendo ben 114 annotazioni, molte delle quali di biasimo, ma ebbe parole di sincero cordoglio quando lesse la notizia della morte del compositore tedesco. Il suo ultimo intervento a proposito di Wagner è in un'intervista rilasciata nel 1898, in cui ebbe parole di grande ammirazione per il secondo atto del Tristano.
Da parte di Verdi, invece, gli atteggiamenti mutarono col tempo. Curioso all'inizio verso l'ascesa wagneriana, poi diffidente, pur riconoscendogli un grande talento. Lottando con i suoi stessi pregiudizi volle leggere quasi tutti i numerosi scritti teorici di Wagner sul melodramma. Assistette al Lohengrin a Bologna con la partitura sulle ginocchia scrivendo ben 114 annotazioni, molte delle quali di biasimo, ma ebbe parole di sincero cordoglio quando lesse la notizia della morte del compositore tedesco. Il suo ultimo intervento a proposito di Wagner è in un'intervista rilasciata nel 1898, in cui ebbe parole di grande ammirazione per il secondo atto del Tristano.


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