Verdi and Wagner on line

lunedì 11 gennaio 2016

Verdi scopre il gusto del sorriso....

Nel Febbraio del 1859, dopo aver rifatto lo "Stiffelio" e aver subito il fiasco del "Simon Boccanegra" (prima versione), va in scena al teatro Apollo di Roma "Un ballo in maschera". Verdi, per la realizzazione di questa opera, per gran parte composta a Napoli, aveva avuto moltissime seccature: noie infinite con la censura e problemi con la stesura del libretto. Eppure, sia stato per l'atmosfera allegra e scanzonata che respirava ogni volta che si recava nella città partenopea, sia per la sicurezza professionale ed economica ormai da tempo consolidata, in quest'opera, verdi sente la necessità di inserire una nota di allegria o, almeno, di spensieratezza: il personaggio del paggio Oscar. Mentre piano piano si dipana il dramma che porterà al tragico epilogo, quasi per spezzare la tensione e far tirare il fiato al pubblico, ecco che arriva questo giovane paggio con la sua imberbe giocosità a strappare un sorriso all'ascoltatore. E' la prima volta che in Verdi (tolto l'esperimento di "un giorno di regno") la voglia di sorridere, se non di ridere apertamente, si fa strada. Oscar, al pari del personaggio comico di Melitone ne "La forza del destino" è proprio la preparazione, cercata e voluta, a quel capolavoro di ilarità malinconica che sarà il "Falstaff" nel quale Verdi, dopo aver sondato il dolore dell'animo umano in tutte le sue sfaccettatura, chiuderà la carriera con una risata liberatoria. 



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