Verdi and Wagner on line

martedì 12 gennaio 2016

Le opinioni sugli altri.

Posto che, come è noto, solitamente si finisce sempre a parlar bene solo dei morti, oggi vale la pena soffermarsi brevemente su alcune considerazioni ed opinioni che ebbero i nostri affezionati compositori nei riguardi di colleghi del passato ma anche del loro presente. E' noto come, ad esempio, Rossini sapesse esprimere giudizi  sovraccarichi di sarcasmo sugli altri compositori, ma anche come li consigliasse e aiutasse generosamente quando li riteneva meritevoli. E si sa anche che per Beethoven e Mozart aveva un'ammirazione sconfinata. E, sempre a proposito di Mozart, lo stesso Haydn disse al  padre Leopold: " In fede mia, credo che suo figlio sia il più grande musicista di sempre" Una stima che, oltretutto, sarebbe stata ben presto ricambiata dal giovane genio di Salisburgo. Bellini, a sua volta, era uno sfegatato ammiratore di Rossini, al punto che, quando questi si decise ad incontrarlo e andò a bussargli alla porta, per la smania di stringergli la mano, il catanese si presentò a Rossini in maniche di camicia. Tutt'altro atteggiamento Bellini lo ebbe nei confronti di Donizetti, verso il quale ebbe un comportamento per lo più opportunista ed ipocrita: gli dispensava grossi complimenti in sua presenza per poi chiamarlo con disprezzo "Dozzinetti", indicandolo come operista dozzinale e superficiale. E se proprio c'è stata una persona che non si sarebbe meritata un trattamento del genere, fu proprio Donizetti. Uomo onesto, corretto ed altruista, ebbe per Bellini ammirazione sincera e affetto. Non ci fu in lui mai ombra di invidia o di gelosia verso alcuno, e coltivò ottimi rapporti con Rossini. Fu tra i primi a riconoscere la grandezza di Verdi e del suo Nabucco, e si offrì volontariamente a costui per occuparsi della messa in scena dell'Ernani a Vienna. E siamo così arrivati a Verdi, il quale, data la ruvidezza del carattere, non esce benissimo. Se ebbe sincera ammirazione per Beethoven, è anche vero che liquidò Mozart con la definizione di "quartettista" (non gliene farei però una colpa eccessiva; per lui, Mozart, significava principalmente "Don Giovanni"). Una volta arrivato al successo, non mostrò particolare gratitudine nemmeno a quel Donizetti che lo aveva aiutato. I rapporti con Rossini furono altalenanti, mentre discontinui e sostanzialmente privi di giudizio quelli nei confronti dei compositori a lui coevi e, anzi, in una lettera scrisse testualmente che, oltre a lui "L'unico che può far bene è Ponchielli, ma ha visto e sentito troppo!" Ciò che disse su Wagner è ormai arcinoto e nemmeno verso la fine del 1800, con l'avvento dei compositori della cosiddetta "giovane scuola" ritenne opportuno sbilanciarsi. Benchè, con i vari Mascagni e Puccini avesse rapporti di pure cortesia, la sua maggior considerazione andò sempre a due compositori che poi, per ironia della sorte, sono quasi caduti nel dimenticatoio: Franchetti e Gomes (l'unico da lui considerato come un "autentico vero genio musicale"),
Solo sul giudizio tutt'altro che lusinghiero su un ben noto compositore contemporaneo  si sarebbero trovati tutti d'accordo.
Indovinate chi?


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