Verdi and Wagner on line

martedì 9 febbraio 2016

Tutto nel mondo è burla.






Il 9 Febbraio del 1893, andava in scena al Teatro alla Scala l'opera "Falstaff" dell' ottantenne Giuseppe Verdi. Quest'opera, anche se per primo gliel'aveva proposta Boito (di cui scrisse il libretto), fu chiaramente un capriccio, un vezzo di Verdi che volle dimostrare a se stesso e agli altri, come aveva fatto Rossini per il romanticismo col Guglielmo Tell, lui non era solo in grado di scrivere melodrammi grondanti lacrime e sangue, ma anche una bella commedia. Era l'unico sassolino che gli era rimasto nella scarpa da più di cinquant'anni, quando ebbe la disastrosa esperienza dell'opera buffa "Un giorno di Regno" scritta per costrizione nel periodo più triste della sua vita (aveva appena perso la moglie e due figli piccoli) e fischiata dal pubblico senza pietà. " Falstaff" fu anche questo: la rivalsa di uno che gridò a quel pubblico "Una risata vi seppellirà!" Fu, appunto, la risata liberatoria di un artista che aveva sondato il dolore umano in tutte le sue sfaccettature più recondite.
E fu anche, come disse lui stesso, un passatempo a cui dedicarsi soltanto due ore al giorno, e con estrema libertà, con la voglia di ridere e prendere in giro tutto e tutti, a cominciare da se stesso.
Quest'opera, al di la della malinconia di fondo che attanaglia il personaggio principale, è il riassunto in forma goliardica di secoli di musica e melodramma.
Il melodramma classico viene parodiato dalle comarelle quando, dopo aver letto il biglietto mandato loro da Falstaff, cantano con trasporto " E il viso suo, sul mio risplenderà come una stella sull' immensità" ( dimostrando che anche il librettista è stato coinvolto nello scherzo) per poi scoppiare in una risatina dal tono irrisorio. C'è un omaggio al Donizetti buffo nella prima scena del secondo atto, durante il duetto dei due baritoni Ford e Falstaff. Nella scena nel paravento ( la più divertente di tutta l'opera)  è l'opera buffa neo classica di Mozart e Rossini (parodiata dalla tessitura orchestrale corposa) ad essere presa in giro mentre "dal labbro il canto estasiato vola", riporta la mente al romanticismo esasperato di Bellini. Ce n'è anche per Wagner, ovviamente, dove Verdi gli fa deliberatamente il verso usando pari pari un tema del "Parsifal" all'inizio del terzo atto, quando falstaff, bagnato e infreddolito dopo esser stato gettato nel fiume, esclama "Che giornataccia nera". Ma la presa in giro più bella, verdi la rivolge proprio a se stesso e ad una delle sue creature più amate: Violetta: quel "poooooooovera donnaaaa" che canta  miss Quikly , con quella voce pastosa e un po' sgraziata da mezzo soprano, usando le stesse parole e le stesse note con le quali Violetta Valery prendeva tristemente coscienza di essere condannata al dolore ed alla solitudine, è un assoluto monumento all'autoironia. E che dire poi di Fenton e Nannetta, questi due giovani spensierati le cui piccanti schermaglie amorose, vengono tratteggiate con inaudita modernità dalla penna di un Verdi ormai ottantenne? Non è forse la dimostrazione più lampante di quanto si sentisse ancora giovane dentro?
Verdi diceva sempre: "torniamo all'antico e sarà un progresso". Coloro che si erano lungamente interrogati su cosa intendesse dire con questa frase, ne ebbero la risposta proprio quella sera: il Falstaff è infatti un'opera modernissima che si serve del sapiente utilizzo di formule vecchie, e questo la rende talmente moderna che, non solo non è ascrivibile a nessuna"etichetta" come classicismo, romanticismo, decadentismo o quant'altro, ma apparve talmente nuova e moderna che nessuno ebbe mai il coraggio, la forza o il talento di farne un modello da imitare. Falstaff è Falstaff, e basta! Per questo motivo è l'unica opera dell'epoca che si è permessa il lusso di chiudere con una grande fuga buffa che riportasse direttamente a Bach e Palestrina, quasi a chiudere un cerchio, sulle parole "Tutto nel mondo è burla", come a dire " Caro pubblico, ti ho preso per il c...per cinquant'anni!
In platea ci sono Puccini, Mascagni, Franchetti, Leoncavallo, assolutamente annichiliti da cio' che vedono e sentono! I suoi nemici wagneriani, in teatro, ridono e si divertono senza rendersi conto di esser diventati in un solo attimo ex wagneriani. Tutta l'italia applaude Verdi e ride con Verdi.
Il merito ( e la colpa) più grande di verdi con quell'opera, fu proprio di aver sdoganato la risata in quel periodo, a cavallo tra romanticismo e verismo, in cui divertirsi all'opera era considerato quasi sacrilego! Se gli italiani di quel'epoca impararono di nuovo a sorridere a teatro, il merito fu di Verdi; l'uomo che più di ogni altro li aveva fatti piangere e commuovere.

3 commenti:

  1. Grazie per il commento. Leggendo il testo e avendo in testa la musica del Falstaff mi sono quasi commosso.

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    1. Ti capisco. Anche a me, poche opere riescono a commuovermi come il "Falstaff"

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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