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sabato 20 febbraio 2016

20 Febbraio 1816: la prima de "Il barbiere di Siviglia"

   
 

Il 20 Febbraio 1816, in quel di Roma, al Teatro Argentina, andava in scena per la prima volta "Il Barbiere di Siviglia", immortale capolavoro di Gioacchino Rossini. Come talvolta è accaduto nella storia del teatro lirico, la prima di questo capolavoro riconosciuto universalmente, ebbe un'accoglienza disastrosa. Eppure non fu la prima ne l'ultima volta che un'opera che avrebbe conquistato ben presto l'immortalità, al suo debutto sembrava destinata a non andare oltre quella sera; basti pensare a cosa sarebbe successo con La Traviata, Madama Butterfly e tante altre. Semmai ciò che fa del debutto del Barbiere rossiniano un caso anomalo, fu il perchè l'opera cadde con tanto fragore. Il soggetto di beaumarchais, era stato musicato già da moltissimi altri compositori e l'ultimo al quale aveva fruttato grande successo era stato Giovanni Paisiello, che all'epoca, pur minato da enormi problemi di salute, era ancora vivo (sarebbe morto di li a tre mesi). Paisiello era ancora saldamente ancorato alla tradizione melodica neoclassica e aveva sempre mal digerito le novità e i fragori portati dalle orchestrazioni rossiniane. A questo va aggiunta una gelosia dei successi altrui che gli rodeva continuamente il fegato. Fatto sta che il fatto che proprio Rossini avesse musicato lo stesso soggetto che lui stesso aveva musicato nel 1782, non andava giu ne a lui e ne ai suoi sostenitori, nonostante lo stesso Rossini, a margine del libretto, avesse tentato di rassicurare cisca il suo massimo rispetto per l'omonima creazione del Paisiello. Quel che è certo, è che questa comunicazione non bastò, visto che la sera della prima, una claque bene organizzata proprio dai sostenitori di quest'ultimo, trasformarono la serata in una specie di rissa da stadio, facendo rischiare agli esecutori anche conseguenze molto gravi per la loro salute: l'opera fu rumorosamente fischiata fin dalla prima nota, qualcuno si era premurato di allentare una tavola del palco e uno dei cantanti si ferì in malo modo, qualcun'altro buttò sul palco un gatto che si mise a scorrazzare miagolando per tutta la scena mentre il povero Rossini, dal clavicembalo, tentava di tenere insieme il tutto meglio che poteva.
Roma all'epoca non era certo una grande città ed è assai improbabile che già nelle ore precedenti a questo debutto, non corresse insistente la voce di questo tentativo di boicottaggio ed è quindi altrettanto improbabile che qualcuna di queste voci non fossero giunte all'orecchio di Rossini, pur magari non aspettandosi conseguenze così estreme. Aveva composto l'opera di fretta ( come esigevano i contratti di allora) in pochissime settimane al punto di doversi autoimprestare la sinfonia di apertura dell'opera. Nonostante questo era sicurissimo di aver fatto un ottimo lavoro. Quello che non molti sanno è che, proprio nei giorni immediatamente precedenti alla prima, forse per esorcizzare quelle brutte voci che gli erano arrivate all'orecchio, magari per scaricare la tensione, aveva creato una delle sue ricette più famose: l'Insalata Rossini, che pare fosse molto piaciuta al cardinale Ercole Consalvi.
Non è dato sapere se questa saporita pietanza sia servita o meno per rendergli il boccone del fiasco preordinato un po' meno amaro. Sta di fatto che, già a partire dalla replica del giorno dopo, l'opera ottenne un tale trionfo che l'impresario del teatro corse a casa di Rossini, che aveva rifiutato di presenziare per paura di un altro fiasco, e lo trovò seduto al tavolino a gustarsi la sua insalata.

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