Verdi and Wagner on line

domenica 7 febbraio 2016

Wor Ton Drama

   

Lui, lei e l'altro potrebbe essere il sottotitolo del 90% delle opere composte nel periodo romantico e anche dopo. Tra queste, ci sono delle opere a cui questo sottotitolo sarebbe ancora più pertinente. Prendiamone due, coeve e diverse (meno di quanto possa superficialmente sembrare): “Tristano e Isotta” e “Un ballo in Maschera”.
Se, all'ascolto non si potrebbero immaginare due opere più antitetiche tra loro, vi sono tanti particolari che invece le accomunano e che portano Verdi e Wagner al loro punto massimo di vicinanza artistica ( con buona pace dei tifosi dell'uno o dell'altro).

Wagner scrive il Tristano dopo aver vissuto e, soprattutto, idealizzato una situazione analoga a quella dei due amanti della famosa saga nordica. La trascinante e proibita passione con Mathilde Wesendonk, moglie di Otto, che è uno dei suoi maggiori mecenati, ha fatto vivere ad entrambi le macerazioni interne proprie dei due protagonisti dell'antica leggenda, con tanto di presenza del marito di lei sullo sfondo, quasi costretto a emulare il saggio Re Marke. Per quanto moderna possa apparire la tetralogia (almeno per quella metà che è stata finora strumentata), “Tristano e Isotta” rappresenta già la compiutezza della rivoluzione musicale teorizzata da Wagner, in cui riscrive, rimodella ed inventa armonie, accordi e tessiture orchestrali che, fino a quel momento erano sembrate assolutamente inconcepibili, ed il tutto a vantaggio soltanto della sua idea di opera d'arte totale dove parola, musica ed arte figurativa devono fondersi in un tutt'uno, non per arrivare non al cuore, ma al cervello dello spettatore.

Verdi, diversissimo nel carattere e nel modo di vivere (uno dei pochi autentici geni che siano riusciti vivere una vita tanto stabile da diventare quasi ordinaria), non sente il bisogno di vivere certe esperienze per trasmetterle nelle sue creazioni ( non più, almeno). Non ha più bisogno di penetrare le emozioni dei suoi personaggi, perchè ormai riesce tranquillamente a vederle e gestirle da fuori. Ma anche lui, come Wagner, avverte la necessità di completare un percorso teatrale con opere la cui suddivisione in arie, duetti e cabalette venga sostituita da un discorso più ampio e senza soluzione di continuità, e soprattutto dove musica, parola e azione siano legate indissolubilmente. “Un ballo in maschera” è, da questo punto di vista, un capolavoro assoluto. E anzi si potrebbe dire che, da un punto di vista artistico, potrebbe essere l'altro lato della medaglia. del Tristano stesso: nella versione “umanizzata” di Verdi in alternativa a quella “metafisica” wagneriana, Amelia e Riccardo soffrono gli stessi conflitti emotivi e lo stesso amore straziante di Tristano e Isotta. Ma proprio perchè i primi vivono e si muovono in una dimensione umana, Verdi non sente il bisogno di scrivere una partitura che abbia del sovrumano e sovverta le regole dell'armonia e della melodia. Amelia e Riccardo, a differenza di Isotta e Tristano che sono stati stregati inconsapevolmente da un filtro d'amore, si muovono ed agiscono semplicemente con la loro sensibilità di persone innamorate ma combattute tra la una passione genuina e il senso del dovere. Dove la musica di Verdi prende, a tratti, delle connotazioni lontanamente wagneriane
( non ne conosceva ancora la musica) è solo all'inizio della seconda scena del primo atto, nell'abituro della maga Ulrica che, essendo presenza legata al soprannaturale, necessita di una musica che richiami queste atmosfere,  E non solo:  Verdi si permette anche il lusso di inserirvi, per la prima volta in maniera sfacciata, una sotto trama leggera nella figura del giovane paggio Oscar il cui scopo è smorzare la tensione nei vari momenti della tragedia.

Per ironia della sorte, entrambe le opere devono affrontare numerosi problemi per essere rappresentate, anche se per motivi diversi. Il debutto di“Un ballo in maschera” è previsto al teatro San Carlo di Napoli con il titolo “Una vendetta in domino”, ma la censura pone tanti di quei problemi e di quei limiti che Verdi, esasperato, decide polemicamente di ritirarla dal San Carlo e farla rappresentare a Roma.
Il Tristano di Wagner , invece, appare talmente delirante ( per la difficoltà di esecuzione, per le asperità vocali e per la lunghezza inaudita) che non si riesce trovare un teatro disposto ad ospitarlo. Anche questa volta pare che Wagner abbia fatto un buco nell'acqua e che il benessere economico che sperava di raggiungere con quest'opera sia ormai una chimera.

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