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mercoledì 10 febbraio 2016

La Nona...



A partire dalla morte di Beethoven, che aveva terminato la sua rivoluzionaria IX° sinfonia e stava accingendosi alla X°, nacque la leggenda secondo la quale, oltre la Nona Sinfonia non si potesse andare. Pena: la morte. Stesso identico destino era toccato a Schubert l'anno dopo, che morì subito dopo aver composto la sua nona senza aver fatto in tempo a farla rappresentare ( fu Mendelssohn a  presentarla al pubblico per la prima volta, quasi venti anni dopo a Lipsia), rafforzando questa leggenda. Il periodo romantico, oltretutto, pareva fatto apposta per alimentare leggende e credenze che avessero a che fare con la morte. Haydn e Mozart,pur avendo superato abbondantemente il limite delle nove sinfonia, non facevano testo, visto che appartenevano al classicismo. Verso la fine del 1800, la leggenda parve avere un'ulteriore conferma in Anton Bruckner, che morì durante la composizione della sua sinfonia n. 9 e anche in Antonin Dvorak che, pur sopravvivendo altri venti anni, decise di non comporre più sinfonie superata la nona. Gustav Mahler ebbe a dire a questo proposito: "È come se la Nona fosse un limite. Chi vuole superarla deve morire. Sembra come se qualcosa ci venisse comunicato attraverso la Decima, che noi adesso non possiamo conoscere, per il quale noi non siamo pronti. Quelli che hanno scritto una Nona sinfonia sono arrivati troppo vicini all'Aldilà."
Curiosamente, questo modo di pensare, lo spinse a sfidare la sorte: compose la sua Nona sinfonia e, appena terminata, si accinse immediatamente alla composizione di una "decima", credendo di aver sfatato la leggenda. Ma anche lui, malato gravemente di cuore, non sopravvisse a lungo, e la decima rimase incompiuta. Anche nel XX° secolo non sono mancati gli esempi legati alla maledizione della IX°, ma l'episodio più curioso riguarda Dmitri Shostakovich il quale, dopo aver composto otto sinfonie, si sentì richiedere da Stalin la composizione di una grande sinfonia da dedicare proprio al capo supremo dell'Unione Sovietica. Preso dalla paura della leggenda, tentò di sfatarne il mito scrivendo una sinfonia dal tono leggero e frizzante che niente ebbe a che vedere con i toni celebrativi e maestosi richiesti da Stalin, il quale ne fu molto contrariato. Il povero Shostakovich era ormai sicuro di essersi guadagnato la via per l'esilio in Siberia, e che la leggenda della pericolosità della Nona avesse avuto un'ulteriore conferma. Il suo gesto, invece, non ebbe conseguenze così gravi e allora, ormai sicuro di essere salvo, continuò a comporre sinfonie fino ad arrivare al numero di 15.


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