Era un pezzo che il granludovicovan e il Bellicapelli non avevano più occasione di scambiarsi qualche battuta al vetriolo. Infatti, benchè la pagina (e anche il blog) si intitolino "Le avventure di Verdi e Wagner", prendendo così a pretesto questa storica rivalità, perdurante ancora oggi, tra questi due giganti della musica europea, è innegabile, per forza di cose, che attorno a loro, gravitino anche altri grandi personaggi, rivestendo spesso dei ruoli che sono molto di più che ruoli di contorno, come Rossini, Mozart, Mahler, Puccini, Beethoven e tanti altri. Di Beethoven si sa che era un uomo fondamentalmente infelice e piuttosto scontroso. Va da se che quando gli si para davanti un giovane e pittoresco compositore contemporaneo che se ne esce dicendo che Beethoven, al contrario di jovanotti, non ha senso del ritmo, quest'ultimo vada su tutte le furie e si leghi perennemente al dito questa affermazione! Questa faida, mai sopita, si riapre oggi, proprio mentre Beethoven ha terminato di scrivere il suo quartetto per archi n. 16, che chiude una serie ben più ampia di quartetti che hanno portato il compositore di Bonn a penetrare dei territori musicali fino ad allora (ed anche dopo) assolutamente inesplorati. Gli ultimi quartetti di Beethoven sono, infatti, talmente al di fuori di tutto ciò che era stato composto in materia, da anticipare persino certa musica jazz.
Quale migliore occasione, allora, per ascoltare questo meraviglioso quartetto n. 16 in Fa Magg. op. 135?
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