Verdi and Wagner on line
mercoledì 30 dicembre 2015
1817 Rossini e Stendhal, si incontrano......forse.
Se davvero avessimo la possibilità di montare sulla macchina del tempo, sicuramente sarebbe interessante potersi fermare un attimo nei dintorni di Terracina, nel 1817, dove casualmente si incontrarono Stendhal e Gioacchino Rossini. Stendhal era un grande ammiratore del genio pesarese, e i due si intrattennero tutta la sera in una locanda discorrendo amabilmente di musica e sorseggiando ( a quanto pare) tè fino ad oltre la mezzanotte. Rossini stava andando a Napoli per rappresentare l'Otello, mentre Stendhal stava andando a Roma. Stendhal rimase letteralmente folgorato dalla conversazione con Rossini, che gli rimase perennemente impressa nella memoria. Almeno, stando proprio alla sua versione. Dal canto suo, Rossini, non ha mai confermato che sia avvenuto questo incontro, e pare fosse anche stato piuttosto contrariato dalla biografia che Stendhal aveva scritto su di lui e che, a suo avviso, era piena di esagerazioni nei suoi riguardi. "Un francese, tempo fa, pretese di scrivere una mia biografia spacciandosi per mio amico, Le biografie su di me sono tutte piene di assurdità!" Così, pare si sia espresso Rossini a proposito delle biografia scritta da Stendhal.
domenica 27 dicembre 2015
Capodanno nel salotto Maffei
A partire dal 1834. a Milano, prese vita quello che poi sarebbe diventato famoso col nome di "Salotto Maffei". Infatti, del salotto di casa della contessa Clara Maffei, donna di grande cultura e spessore intellettuale, sono passati tutti i più grandi artisti di quegli anni: da Honorè De Balzac a Franz Liszt, da Alessandro Manzoni a Filippo D'azeglio. Un ospite che merita una menzione particolare fu, naturalmente, Giuseppe Verdi, il quale dopo il trionfo ottenuto col Nabucco nel 1842, venne personalmente invitato dalla contessa a presenziare alle sue serate. No va dimenticato, infatti, che, oltre che di letteratura e arte, in quel salotto si parlava molto di politica, e l'opera di Verdi fu il primo vero melodramma considerato di grande valore patriottico. Negli anni, il salotto Maffei, divenne un vero e proprio ritrovo per serate mondane, pur mantenendo il suo alto spessore intellettuale. Tra Giuseppe Verdi e Clara Maffei, nacque ben presto un'amicizia che andò ben al di la del semplice rapporto di stima e cordialità, e fu un'amicizia (testimoniata da una fitta corrispondenza durata decenni) che durò fino alla morte della contessa, avvenuta nel 1886.
venerdì 25 dicembre 2015
giovedì 24 dicembre 2015
mercoledì 23 dicembre 2015
23 Dicembre 1787: nasceva Antonio Barezzi.
In questo giorno che preludono il Natale, ricorre un compleanno che ai più sfugge ma che ha un' importanza capitale nella vicenda umana e artistica di Giuseppe Verdi. Ricorre infatti l'anniversario della nascita di Antonio Barezzi, l'agiato commerciante bussetano appassionato di musica che, per primo, credette ciecamente nelle possibilità artistiche del giovane Verdi. Fu lui che decise di pagarli delle lezioni private di musica, fu lui che decise di mantenergli gli studi al conservatorio di Milano, fu lui a commissionargli le prime composizioni per la banda di cui era a capo, fu lui a ospitarlo in casa e fu lui, in definitiva, il primo vero fan di Verdi. Giuseppe Verdi ne sposò la figlia, Margherita, da cui ebbe anche due figli. Purtroppo sia lei che i figli morirono poco dopo il matrimonio senza niente sapere del futuro successo del loro amato congiunto. Rimasto vedovo, Verdi si innamorò di Giuseppina Strepponi, contro la quale insorsero le malelingue del paese poichè colpevole di aver usurpato il posto della defunta Margherita. Anche Barezzi, inizialmente, non vide di buon occhio questa unione, e con Verdi vi furono anche momenti di autentica tensione. Poi finì per affezionarsi a questa donna fino a trattarla quasi come una seconda figlia e, da allora, nessuno screzio venne più a turbare quella profonda e sincera amicizia che si era stabilita tra lui e Verdi fin dai tempi della giovinezza. Ricordarsi del compleanno di Barezzi credo che sia un gesto di gratitudine per aver avuto, più di tanti altri, il merito di regalarci le melodie e le Opere di quel genio immenso di cui lui capì per primo l'inestimabile valore.
Buon compleanno Sig. Antonio.martedì 22 dicembre 2015
22/12/1858: Nasceva Giacomo Puccini.
Ricorre proprio oggi, 22 Dicembre 2015, il compleanno n.157 di Giacomo Puccini,uno dei più grandi geni musicali che l'Italia, abbia mai potuto vantare ( e si che non ne visti pochi). Molte delle sue indimenticabili melodie, hanno letteralmente ammaliato i cuori di milioni di persone. Uomo dal carattere complesso e geniale, è anche passato alla storia che un vero e proprio Tombeur de femmes. Alla convivenza, poi sfociata nel matrimonio con Elvira Bonturi ( dalla quale ebbe anche un figlio, Antonio), affiancò costantemente, soventi avventure galanti e anche qualche amante che fu ben più di una semplice scappatella, provocando inevitabilmente attacchi di gelosia incontrollati alla moglie. Questa situazione andò avanti per anni fino a sfociare in una tragedia. La giovane Doria Manfredi, presa a servizio in casa Puccini come Badante, fu pesantemente calunniata da Elvira al punto che questa decise, per la vergogna, di suicidarsi con il veleno. Lo scandalo e gli strascichi giudiziari furono enormi. Va detto che tra Il maestro e Doria non era successo nulla di male, ma bastarono pochi sospetti infondati ( e soprattutto la consapevolezza delle varie avventure extraconiugali avute dal marito) a far scoppiare il dramma. Pare che da quella terribile esperienza, Puccini non si sia mai più completamente ripreso e si sia portato dentro per tutto il resto della sua vita, il rimorso di quel suicidio. Ciò nonostante, rimase legato ad Elvira fino alla fine. Nel Novembre del 1924, nel letto di ospedale dove, a causa di un tumore alla gola, lottava contro la morte, il suo ultimo biglietto fu proprio dedicato a lei: " Elvira, povera donna. E' finita..."
sabato 19 dicembre 2015
Puccini e la mancata collaborazione con Gabriele D'annunzio
Dopo il fiasco di Madama Butterfly (che in realtà durò poco, visto che l'opera venne riproposta alcuni mesi dopo con grande successo), Puccini si mise subito alla ricerca di un nuovo soggetto. Viste le sempre peggiori condizioni di salute di Giuseppe Giacosa che, con Luigi Illica, aveva versificato i libretti delle sue ultime tre opere, si pose anche il problema di trovare un nuovo librettista. Tra i tanti nomi suggeriti, vi fu fu quello di Gabriele D'annunzio. Al di la, infatti, del valore artistico individuale di questi due enormi talenti, vi era dietro anche un'allettante operazione commerciale. Infatti il binomio tra colui che era considerato il maggior operista italiano e colui che era considerato il maggior poeta italiano, già negli intenti, sembrava una scommessa assolutamente. D'annunzio, oltretutto, non era nuovo nella riduzione dei suoi poemi a libretti d'opera: lo aveva fatto, prima di tutto, con "La figlia di Iorio" per Franchetti (musicata, anni dopo, anche da Pizzetti), con la Parisina per Mascagni e con "il martirio di San Sebastiano" per Debussy. Strano connubio quello di D'annunzio con la musica italiana dell'epoca, visto il decadentismo simbolico che lo distingueva e che lo avrebbe accostato molto di più ad un Wagner (che lui adorava) che non al panorama musicale dell'epoca, le cui tinte veriste non amava. Pare che non amasse particolarmente nemmeno la musica di Verdi, nonostante la bellissima ode che gli dedicò quando quest'ultimo morì nel 1901. Eppure, tra Puccini e D'annunzio, quello che a tutti sembrava quasi un sodalizio perfetto, nonostante i tentativi, non ci fu mai. E io credo che questo lo si debba all'onestà intellettuale del maestro lucchese che, nonostante anche per lui potesse essere allettante accostare il suo nome a quello del "vate" in un'opera, aveva già dimostrato a se stesso e agli altri, quanto si sentisse lontano dallo stile e dal sentire d'annunziano. Se è infatti noto che i rapporti con i musicisti con i quali D'annunzio collaborò, furono spesso contraddistinti da scontri e litigi proprio perchè un ego come il suo, difficilmente sarebbe potuto rimanere troppo a lungo succube dei desiderata del compositore di turno, è anche vero che con Puccini, si lasciarono da amici e nel pieno rispetto di ognuno per l'arte dell'altro. Il limite, infatti, di opere come "Parisina" di Mascagni, o "La figlia di Iorio" di Franchetti", nonostante il loro valore musicale, sta proprio nel nell'essere troppo soggiogate ed incatenate a testi che non possono e non potrebbero essere diversi da se stessi per adeguarsi alla musica. Con un Puccini ( ma nemmeno con un Verdi), una cosa del genere non avrebbe mai potuto funzionare! Lui non si è mai vergognato di dire chiaramente che "scriveva opere piccole per persone e realtà piccole e circoscritte", senza mai venir meno a questo proposito,a differenza proprio di un Mascagni, il cui estro lo ha fatto passare dal romanticismo ormai stantio del Ratcliff, alla decadente Parisina, alla cavalleria che è l'icona stessa del verismo e a differenza di un Franchetti che, con la sua opulenza musicale e l'ambizione smisurata nel portare sulla scena grandi epopee storiche, si trovò costretto a ridimensionare il suo modo di comporre proprio perchè "compresso" dai versi di D'annunzio. Detto questo, non so quanti appassionati rimpiangano questa mancata collaborazione. Sicuramente non io. Per quanto sia certamente scadente (ad esempio) il libretto de "La fanciulla del west", non credo proprio che Puccini, su un testo d'annunziano, avrebbe saputo trovare le stesse intuizioni geniali e la stessa aderenza della musica con le parole, con la trama, con i personaggi e con le scene.
giovedì 17 dicembre 2015
17 Dicembre 1770: nasce Ludwig Granludovico Van Beethoven
Il 17 Dicembre del 1870, nasceva a Bonn uno dei compositori più grandi, geniali e tormentati di tutta la storia della musica: Ludwing Van Beethove. Non è certo questa la sede per stendere una monografia o tanto meno una biografia su un'esistenza cosi' grande ed allo stesso tempo infelice. A quasi due secoli dalla morte di questo immenso musicista, forse non abbiamo ancora finito di interrogarci sulla enorme portata delle sue composizioni sinfoniche, cameristiche e sacre. Uomo dall'animo profondo, dal carattere scontroso e dalla vita poco fortunata, fu quasi costretto, a suon di sberle dal padre, abbagliato dal successo del piccolo Mozart, di cui tutta l'europa parlava, ad amare la musica e a dedicarsi ad essa. E forse è anche per questo, per una sorta di ribellione interna,. che volle sperimentarla e trasformarla con novità che all'epoca sembrarono inaudite ( come, ad esempio, l'inserimento delle voci in una sinfonia). Una volta che imparò ad amare la musica, divenne totalmente sordo, ennesimo spregio fatto dagli dei ad un uomo che, pur avendola cercata a lungo, non trovò mai la felicità. Quest'oggi si festeggia il suo duecentoquarantacinquesimo compleanno, con la solita goliardia che cerca di trasmettere questa pagina. Ma mai e poi mai, con l'intento di mancare di rispetto a questo genio immenso ed intramontabile!
lunedì 14 dicembre 2015
Verdi e il compenso per il Nabucco....
domenica 13 dicembre 2015
Wagner e le sue mani bucate.
Come molti grandi geni del passato, è risaputo che Richard Wagner, per molti anni, ha avuto una vita prevalentemente sregolata, sia dal punto di vista affettivo che dal punto di vista più prosaicamente economico. La sua mania per i lussi che (aspetto assolutamente non secondario) lo aiutavano a trovare ispirazione per i suoi capolavori, la convinzione che, un giorno o l'altro, avrebbe ottenuto fama e successo e la facilità ( che, in alcuni casi, definirei perfino faccia tosta) con cui riusciva a farsi prestare denaro nella consapevolezza che non sarebbe mai riuscito a restituirlo, ne hanno fatto una delle icone del concetto di Genio e sregolatezza. Anche per questo, quasi tutte le sue opere, hanno avuto una gestazione piuttosto lunga e difficile. Perchè Wagner non riusciva a concentrarsi e ad essere ispirato se non aveva una qualche illusione di certezza sul futuro. E' stato un bene, per lui ma anche per noi, che ad un certo punto, sia accorso in suo aiuto Ludwig II° di Baviera. Senza i suoi mezzi ed i suoi slanci di generosità verso il compositore che dava vita ai suoi sogni, probabilmente non avrebbero mai visto la luce le opere della Tetralogia dell'Anello.
giovedì 10 dicembre 2015
Era un pezzo che il granludovicovan e il Bellicapelli non avevano più occasione di scambiarsi qualche battuta al vetriolo. Infatti, benchè la pagina (e anche il blog) si intitolino "Le avventure di Verdi e Wagner", prendendo così a pretesto questa storica rivalità, perdurante ancora oggi, tra questi due giganti della musica europea, è innegabile, per forza di cose, che attorno a loro, gravitino anche altri grandi personaggi, rivestendo spesso dei ruoli che sono molto di più che ruoli di contorno, come Rossini, Mozart, Mahler, Puccini, Beethoven e tanti altri. Di Beethoven si sa che era un uomo fondamentalmente infelice e piuttosto scontroso. Va da se che quando gli si para davanti un giovane e pittoresco compositore contemporaneo che se ne esce dicendo che Beethoven, al contrario di jovanotti, non ha senso del ritmo, quest'ultimo vada su tutte le furie e si leghi perennemente al dito questa affermazione! Questa faida, mai sopita, si riapre oggi, proprio mentre Beethoven ha terminato di scrivere il suo quartetto per archi n. 16, che chiude una serie ben più ampia di quartetti che hanno portato il compositore di Bonn a penetrare dei territori musicali fino ad allora (ed anche dopo) assolutamente inesplorati. Gli ultimi quartetti di Beethoven sono, infatti, talmente al di fuori di tutto ciò che era stato composto in materia, da anticipare persino certa musica jazz.
Quale migliore occasione, allora, per ascoltare questo meraviglioso quartetto n. 16 in Fa Magg. op. 135?
sabato 5 dicembre 2015
Nella storia del canto lirico e, soprattutto, della musica sacra, anche i castrati hanno avuto una profonda importanza nel ricoprire parti vocali per soprano o contralto. Nelle stesse opere del periodo classico, persino sui palcoscenici, non era affatto raro, vedere nelle vesti di soprano, un castrato. Nello stato pontificio soprattutto era assolutamente fuori discussione che una donna non potesse salire sul palcoscenico e ne tanto meno cantare in chiesa. Fu proprio per questo che si ricorreva ai castrati, ragazzi ai quali veniva effettuata un'incisione alle "parti basse" in modo da bloccare lo sviluppo ormonale e mantenere per tutta la vita una voce femminile ed angelica. Vi è, tra l'altro, una gustosa scena in cui alcuni castrati si mettono a competere con una cantante donna durante una rappresentazione teatrale nel film "il Marchese del Grillo". Nonostante, con l'avvento del XIX secolo, l'era dei castrati andasse verso un rapido declino, al punto che lo stesso Rossini, ai tempi in cui scrisse la "Petite messe solennelle", scrisse a Pio IX di concedere a donne vere di prendere il loro posto nel coro della cappella sistina ( richiesta che il papa rifiutò con un secco no), alcuni di loro continuarono a cantare e ad esser richiesti, seppur senza l'alone leggendario che si erano portati dietro fino a pochi decenni prima. L'ultimo castrato "vero" di cui si abbia certezza, è Alessandro Moreschi, di cui ci sono pervenute anche alcune rare incisioni fonografiche. Benchè, all'epoca delle incisioni, fosse già abbastanza avanti con l'età, il suo ascolto è interessante come documento storico, oltre che artistico e musicale, ed è una delle rarissime occasioni in cui ci è concesso di ascoltare la voce di un vero castrato, poichè la pratica della castrazione per scopi canori, fu giustamente bandita alla fine del 1800.
Alessandro Moreschi, in questa incisione, canta il "Crocifixus" proprio dalla "Petite messe solennelle" di Gioacchino Rossini.
Gioacchino Rossini - Petite messe solennelle" Crocifixus. Canta Alessandro Moreschi, l'ultimo castrato autentico.
Gioacchino Rossini - Petite messe solennelle" Crocifixus. Canta Alessandro Moreschi, l'ultimo castrato autentico.
venerdì 4 dicembre 2015
Il 7 Dicembre prossimo, il Teatro alla Scala inaugurerà la nuova stagione lirica con la "Giovanna D'Arco" di Verdi. Opera molto meno conosciuta di tante altre scritte dalla mano inarrivabile del cigno di Busseto e, non si abbia paura di dirlo, opera anche meno talentuosa rispetto a tante altre. Giovanna D'Arco fa parte di quelle opere scritte in serie nel periodo che Verdi stesso definì "Gli anni di galera", ovvero quel periodo in cui scriveva un'opera dietro l'altra per poter mantenere gli impegni ( e guadagnarsi la pagnotta) con i teatri che gli commissionavano i lavori. In più, a nuocere in maniera abbastanza incisiva a questo lavoro, vi è il libretto raffazzonato di Temistocle Solera, lo stesso che aveva scritto il libretto del Nabucco, che scrisse un testo molto scadente dal punto di vista drammatico. Nonostante questo, l'opera debuttò proprio al Teatro alla Scala, il 15 Febbraio 1845 ottenendo un grande successo, al punto che già pochi giorni dopo ( come spiega bene Emanuele Muzio in una lettera a Barezzi scritta da Milano proprio in quei giorni) un grande carrillon su ruote, era in grado di suonare quasi la Giovanna d'Arco per intero circolando per le strade della città e provocando degli enormi problemi di viabilità. Successivamente fu rappresentata a Firenze, dove non ebbe molta fortuna, e a Senigallia e a Roma,dove, per volere dell'ufficio censura dello stato pontifico, il titolo fu modificato curiosamente in...Orietta di Lesbo.
L'opera rimase ben presto schiacciata dai successivi capolavori verdiani e, eccezion fatta per qualche sporadica ripresa, finì abbastanza presto nel dimenticatoio. Lo stesso Toscanini, che per Verdi aveva un'ammirazione sconfinata, la considerava tra quelle opere che, seppur scritte da un genio, erano state giustamente dimenticate, tanto scarso era il loro valore.
Al di la delle incisioni su Lp e Cd (alcune anche di pregio) Il teatro Milanese ne offrirà una edizione che, almeno sulla carta, pare promettere molto bene. L'esecuzione infatti sarà affidata alla bacchetta esperta di Riccardo Chailly e a cantanti come Anna Netrebko, Carlos Alvarez e Francesco Meli.
L'opera rimase ben presto schiacciata dai successivi capolavori verdiani e, eccezion fatta per qualche sporadica ripresa, finì abbastanza presto nel dimenticatoio. Lo stesso Toscanini, che per Verdi aveva un'ammirazione sconfinata, la considerava tra quelle opere che, seppur scritte da un genio, erano state giustamente dimenticate, tanto scarso era il loro valore.
Al di la delle incisioni su Lp e Cd (alcune anche di pregio) Il teatro Milanese ne offrirà una edizione che, almeno sulla carta, pare promettere molto bene. L'esecuzione infatti sarà affidata alla bacchetta esperta di Riccardo Chailly e a cantanti come Anna Netrebko, Carlos Alvarez e Francesco Meli.
Ed è proprio Riccardo Chailly che, tanto per avere un assaggio, dirige la Filarmonica della Scala nella sinfonia della Giovanna D'arco nel video seguente.
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