Roma. Febbraio del 1821. Va in scena la Matilde di Shabran di Gioacchino Rossini, non una delle sue opere maggiori, tanto che, per quasi due secoli, a causa anche dei numerosi auto-imprestiti tipici delle opere d'occasione di Rossini, è caduta nel dimenticatoio. Ma a quest'opera sono legati due episodi curiosi che vale la pena di ricordare. Prima di tutto, l'opera al debutto, ebbe l'onore di avere come primo violino e maestro concertatore ( i direttori d'orchestra ancora non esistevano) niente meno che Niccolò Paganini, che aveva sostituito all'ultimo momento il primo volino di ruolo che aveva avuto un malore. L'opera non ebbe successo, ma la cosa non toccò minimamente Rossini che decise di andare a festeggiare il carnevale in Via del Corso coinvolgendo anche l'amico violinista. Di questa serata memorabile, ce ne riferisce nelle sue memorie Massimo D'Azeglio, che così ha tramandato ai posteri quella amena mascherata carnevalesca:
" Erano a Roma Paganini e Rossini, cantava la Lipparini al Tor di nona. S'avvicinava il carnevale e si disse una sera: "Combiniamo una mascherata!!" Cosa si fa? cosa non si fa? Si decide alla fine di mascherarsi da ciechi e cantare, come usano per domandare l'elemosina. Si misero insieme quattro versacci che dicevano: "Siamo ciechi, siamo nati per campar di cortesia, in giornata d'allegria non si nega carità" Rossini li mette subito in musica, ce li fa provare e riprovare, e finalmente si fissa d'andare in scena il Giovedì grasso. Fu deciso che il vestiario al di sotto fosse di tutta eleganza e di sopra coperto da poveri panni rappezzati. Insomma una miseria apparente e pulita. Rossini e Paganini dovevano figurare in orchestra strimpellando due chitarre e pensarono di vestirsi da donna. Rossini ampliò con molto gusto le sue già abbondanti forme con viluppi di stoffa, ed era una cosa inumana. Paganini poi, secco come un uscio e con quel viso che pareva un manico di violino, vestito da donna compariva ancora più secco e sgroppato il doppio.
Non fo per dire ma si fece furore: prima in due o tre case dove s'andò a cantare, e poi al Corso, poi la notte al festino".
Quanto pagheremmo per esserci stati anche noi????
Buon martedì grasso.
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