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mercoledì 22 febbraio 2017

Mozart e quel calcio nel sedere...

Ad un genio come Wolfgang Amadeus Mozart, l'ambiente ristretto e tutto sommato provinciale di Salisburgo (la sua città natale) non poteva che andargli stretto, soprattutto se si tiene conto che questo ragazzotto di circa venti anni, grazie al suo status di bambino prodigio, aveva già visto quasi tutte le corti d'Europa nei suoi viaggi nelle quali si era esibito, accompagnato dal padre Leopold. Adesso, a 20 anni, passata l'epoca gloriosa da "enfant prodige", il padre aveva preteso che occupoasse un posto sicuro e stabile alla corte arcivescovile di Salisburgo (nella quale anche lui era impiegato) come maestro di cappella al servizio del principe arcivescovo della città. E finchè si trattò di servire l'Arcivescovo Sigmund III Von Schrattenbach, uomo tutto sommato illuminato e ben disposto verso i suoi dipendenti, benchè lo stipendio fosse solo di 150 fiorini annui, non se la passò così male. Quando, alla morte di Schrattenbach, si insediò Hieronymus Von Colloredo, le cose cambiarono in peggio: uomo dispotico e altezzoso, aperto si alle arti ma totalmente insofferente alle aspirazioni artistiche di Mozart (che considerava poco più che un capriccioso servitore), ebbe con quest'ultimo rapporti sempre burrascosi. Le licenze per permettere ai Mozart di assentarsi dal luogo di lavoro allo scopo di intraprendere le serie di concerti che li avevano portati in giro per l'europa calarono drasticamente. Mozart venica obbligato ad indossare la livrea dei servitori e a pranzare con loro in cucina. Le sue composizioni sacre dovevano seguire linee stilistiche ben precise senza che nessun margine venisse lasciato all'estro (e che estro!!) del compositore. Nessuna composizione che non fosse liturgica, gli veniva commissionata mentre lui, dopo Idomeneo, moriva dalla voglia di comporre altre opere. Insomma, di ragioni per essere scontento ne aveva una moltitudine e più di una volta si trovò a scontrarsi con l'arcivescovo. E, come se non bastasse, anche il padre Leopold, lo invitava sempre ad abbassare la testa e a conservarsi il posto.
La pazienza dell'arcivescovo fu comunque messa a dura prova a causa del carattere indolente ed insolente di Wolfgang. La rottura definitiva avvenne quando, dopo l'ennesimo litigio con l'arcivescovo, Mozart presentò le sue dimissioni che vennero respinte. Alle proteste di quest'ultimo, l'Arcivescovo ordinò che fosse messo alla porta senza tanti complimenti da uno dei suoi servitori che, preso un po' troppo alla lettera l'ordine del prelato, cacciò fuori Wolfgang dal palazzo assestandogli un sonoro calcio nel sedere. Così ne scrisse all'inorridito Leopold in una lettera:

« Questo dunque è il conte che (stando alla sua ultima lettera) mi ha tanto sinceramente a cuore, questa è dunque la corte dove dovrei servire, una corte in cui uno che intende presentare una supplica per iscritto, invece di essere agevolato nell'inoltrarla, viene trattato in questo modo? [...] Ora non ho più bisogno di mandare nessuna supplica, essendo la cosa ormai chiusa. Su tutta questa faccenda non voglio più scrivere nulla ed anche se ora l'arcivescovo mi pagasse 1.200 fiorini, dopo un trattamento simile proprio non andrei da lui. Quanto sarebbe stato facile convincermi! Ma con le buone maniere, senza arroganza e senza villania. Al conte Arco ho fatto sapere che non ho più nulla da dirgli, dopo quella prima volta in cui mi ha aggredito in quel modo, trattandomi come un farabutto, cosa che non ha alcun diritto di fare. [...] Che gliene importa se voglio avere il mio congedo? E se è davvero tanto ben intenzionato nei miei confronti, cerchi allora di convincermi con dei motivi fondati, oppure lasci che le cose seguano il loro corso. Ma non si azzardi a chiamarmi zotico e furfante e non mi metta alla porta con un calcio nel culo; ma dimenticavo che forse l'ha fatto per ordine di Sua grazia. »

         

3 commenti:

  1. Quello che l'otto giugno 1881 diede un calcio nel sedere a Mozart era il conte Karl Joseph Maria Felix Arco.

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    1. Si, esatto. Solo l'anno è errato, ma sicuramente si tratta di un errore di battitura. :)

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  2. Resa davvero in modo comico :D Da aggiungere è la frase dell'arcivescovo:

    Frase originale in tedesco: “Mag er geh’n, Ich brauch’ Ihn nicht!”

    Traduzione in italiano: “Può andarsene, non ho bisogno di lui!”

    -Il principe arcivescovo Hieronymus von Colloredo si esprime su Mozart

    Frase tratta da http://www.infonotizia.it/mozart-arcivescovo-hieronymus-von-colloredo-cacciato-a-pedate-conte-arco/

    Perlomeno Mozart ha aperto la strada ai "musicisti professionisti" :D

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