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venerdì 10 febbraio 2017

Schubert e Beethoven: un incontro disastroso.




                     
E' sempre emozionante pensare all'incontro, fortuito o meno, di due grandi musicisti: basti pensare agli incontri che ha avuto Rossini con Wagner o con Beethoven, oppure all'incontro e all'amicizia tra Mozart e Haydn. Ebbene, nella Vienna di inizio '800, una delle emozioni più forti che poteva provare un musicista o aspirante tale, era quella di poter incontrare, appunto, Ludwig Van Beethoven. Non molto lontano dalla dimora di quest'ultimo, abitava un musicista che avrebbe fatto molto parlare di se le future generazioni: tale Franz Schubert. Persona timida, schiva ed estremamente insicura, ancora poco conosciuta in città e fuori, stravedeva per il titanico Beethoven. E' rimasto famoso l'episodio secondo cui, dopo aver scorso la partitura dell'ouverture dell' Egmont, preso dall'esaltazione, avrebbe composto quasi di getto la sua ouverture in fa magg.  Abitando entrambi nella stessa Vienna, per Schubert non doveva nemmeno esser troppo difficile incontrare Beethoven, se non fosse stato per la sua eccessiva timidezza. Varie volte si era recato davanti all'abitazione di quest'ultimo ma, all'ultimo momento, aveva sempre rinunciato a bussare alla sua porta. L'accasione propizia si verificò quando Schubert decise di dedicare espressamente a Beethoven le sue "variazioni a 4 mani per pianoforte op. 10". Incoraggiato da un amico, si avviò verso la dimora del "titano" ma, arrivato alla meta, fu di nuovo preso dagli scrupoli. Fu l'amico a bussare alla porta del compositore, e l'incontro ebbe luogo. Incontro molto deludente, purtroppo. Il sordo Beethoven poteva comunicare solo attraverso i suoi famosi quaderni di conversazione e quando toccò a Schubert esprimersi attraverso quei fogli di carta, la sua mano cominciò a tremare dall'emozione fino a bloccarsi. Insomma, un dialogo tra un muto e un sordo! Come se non bastasse, a distruggere la già compromessa autoconsiderazione del giovane compositore, Beethoven, dopo aver scorso la partitura che Schubert gli aveva dedicato, gli fece (pare molto gentilmente, tra l'altro) un appunto su un'inesattezza armonica, specificando però che si trattava soltanto di un peccatuccio veniale. Tanto bastò al povero Schuibert, una volta congedatosi dall'abitazione del titano, a scoppiare in un pianto dirotto e a ripetere che non era degno di comparire altre volte al cospetto del gigante. Mantenne la parola: Schubert e Beethoven non si rividero più. E di questo incontro, resta l'eco di quel pianto dirotto. Lo stesso pianto dirotto che, qualche anno dopo, videro alcuni testimoni segnare il suo viso quando, con una candela in mano, seguii il corteo funebre di Ludwig Van Beethoven

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