Biondo, dal volto quasi angelico, bello in maniera quasi criminale, affascinante e passionale; ma allo stesso tempo cinico, spietato, arrivista, crudele, ipocrita ed opportunista! Va detto: Vincenzo Bellini, con le donne, fu anche questo. Incarnò, forse quasi quanto Wagner, la doppia personalità di chi, da una parte era costantemente attratto dalla sensualità femminile e facile all'innamoramento e alla sbandata amorosa, e dall'altra parte un uomo freddo e scostante che fu capace di spezzare tantissimi cuori. Tutti tratti del suo carattere che, ascoltando le sue partiture, emergono benissimo. La prima forte cotta di cui si ha notizia fu per Maddalena Fumaroli, una bella ragazza napoletana alla quale impartiva lezioni di canto. Lui diciottenne e lei sedicienne. A quanto pare fu amore a prima vista! I due cominciarono a frequentarsi, ma il padre di lei, incurante del fatto che il giovane musicista aveva già esordito a teatro con "Adelson e Salvini" ricevendo ottimi giudizi dalla critica e perfino da quel Donizetti che sarebbe stato tanto inviso proprio allo stesso Bellini, lo mise alla porta dicendogli chiaro che sua figlia non avrebbe mai sposato un "suonatore di cembalo". Due anni dopo, Bellini otterrà il suo primo grande successo a Milano con "Il Pirata", facendo tornare il padre di Maddalena sui suoi passi. Maddalena gli scriverà allora che adesso, con il permesso del padre possono sposarsi, ma è troppo tardi. A quelle lettere, Bellini risponderà freddamente ( e dopo molti mesi) con una lettera poco più che telegrafica: "Mia cara. A Milano ho preso una decisione molto importante per la mia vita. L'unica mia sposa sarà la musica."
Nel frattempo, Bellini aveva cominciato a frequentare Giuditta Turina (coetanea di Maddalena) fidanzata ufficialmente con un facoltoso commerciante, incurante, preso com'era dai suoi affari, drella evidente e quasi sfacciata relazione della sua compagna col focoso musicista. Ma più che per amore, oltre all'attrazione erotica, c'era un'altra ragione per cui il "Cigno di Catania" si era legato sentimentalmente a questa donna: "Questo amore mi salverà da qualche matrimonio non felice..." scriveva in una lettera. Insomma, meglio avere una relazione con una donna già impegnata (e oltretutto economicamente benestante) che con una donna libera che altro non aspetta la proposta di matrimonio. Sembra quasi di sentir parlare Alberto Sordi quando, alla domanda sul perchè non si fosse mai sposato rispondeva invariabilmente: "E che so' matto? Che me metto in casa un'estranea??"
Durante la relazione con Giuditta Turina, Bellini incontrò un'altra Giuditta: la Grisi. Di quattro anni più giovane di lui, fu la cantante per la quale scrisse il ruolo di Romeo ne "I capuleti e i Montecchi". La loro frequentazione divente molto assidua e, quando la Turina venne a sapere della tresca, piantò a Bellini delle vere e proprie scenate alle quali lui reagì da vittima e negando tutto: colpa dei soliti invidiosi con le loro malelingue.
Fu la stessa cosa con la terza Giuditta: Giuditta Pasta. Fu la sua prima Amina ne "La sonnambula" e la sua prima "Norma", la sera del leggendario debutto in cui l'opera venne tremendamente fischiata. Se, da un punto di vista artistico, in Giuditta Pasta, Bellini aveva trovato la cantante ideale per le sue opere, dall'altra trovò anche una piacevola compagna "di alcova". Ovviamente, di matrimonio, manco a parlarne. " Io sono così:"-scriveva ad un amico- "Amo solo la donna che non progetto di sposare". Anche Giuditta Pasta sarebbe stata presto rimpiazzata, ma questa volta sarebbe stato proprio lui a piangere lacrime amare per amore.
Ma questa è un'altra storia che vi racconterò un'altra volta.
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