Verdi and Wagner on line
venerdì 24 febbraio 2017
Esperimenti di comicità.
Una delle tante curiose coincidenze che accomunano Giuseppe Verdi e Richard Wagner, fu l'occasione, per entrambi, di cimentarsi con la commedia al loro secondo lavoro operistico.
Wagner, dopo aver scritto "Die feen", che non era riuscito a far rappresentare, decise di musicare (sempre su libretto proprio) l'opera " Il divieto di amare" tratto dalla commedia shakespeariana "Misura per misura". L'opera, a mio modesto avviso, è più che godibile. In molti punti si respirano echi del Rossini comico e del Bellini (che Wagner adorava) più appassionato. Ovviamente, tutto questo è portato all'eccesso, come era nel costume wagneriano. Ovvio che, alla luce di ciò che è diventato Wagner negli anni a seguire, quest'opera non poteva che finire nel dimenticatoio, non tanto per colpa di uno scarso valore che in realtà non c'è (anzi!), ma perchè l'evoluzione artistica del musicista di Lipsia prese una stada talmente distante dallo stile di quest'opera che ancora oggi sembra quasi impensabile considerarla come un'opera sua. E difatti, Wagner la rinnegò e ne parlò sempre con disrpezzo. «Ho errato un tempo e ora vorrei espiare; / come liberarmi del peccato di gioventù? / La sua opera depongo umilmente ai tuoi piedi, / perché la tua grazia la redima» aveva scritto di suo pugno in calce alla partitura donandola a Ludwig di Baviera, Inoltre, il ricordo di questo lavoro non doveva suscitare dei bei ricordi al compositore sassone: la sera del debutto, nel 1836, fu disastrosa, non tanto perchè l'opera sia stata fischiata, ma semplicemente perchè in platea c'erano leteralmente tre gatti. Approfittando della quasi totale assenza di pubblico, il marito della prima donna, che sospettava che la moglie avesse una tresca con uno dei cantanti, scatenò un'autentica rissa dietro le quinte ( e forse sta proprio qui il vero lato comico del "Divieto di amare").
"Un giorno di regno" fu invece la prima opera comica di Verdi. La storia è abbastanza nota: dopo il buon successo di "Oberto conte di San Bonifacio", l'impresario merelli decise di affidargli un vecchio libretto di Felice Romani dal titolo " Un giorno di regno, ossia il finto stanistlao". In quel periodo, Giuseppe Verdi stava attraversando forse il periodo più buio di tutta la sua vita: in poco tempo gli erano morti i due figli piccoli e l'amata moglie Margherita, non c'è da stupirsi, quindi, che non fosse certamente nell'animo adatto per comporre qualcosa di comico. Il libretto, certo, non era di aiuto: era un vecchissimo libretto di Felice Romani, scritto nel 1818 e, quindi, ormai fuori tempo e fuori moda. L'opera cadde rovinosamente alla prima rappresentazione alla Scala facendo un fiasco memorabile. Ma sarebbe ingiusto o semplicemente riduttivo attribuirne l'insuccesso solo alla mancata disposizione di Verdi al genere comico per via dei lutti famigliari: l'opera cadde anche e soprattutto perchè era nata vecchia e Verdi aveva dovuto adeguarsi, senza fare tante storie, ad un libretto che, al limite, sarebbe potuto andar bene per l'epoca di Rossini o Pacini. L'opera di per se non è certo un capolavoro, ma non è nemmeno così indigeribile. Ci sono qua e la anticipazioni di quel che sarà Verdi nel futuro ma, soprattutto, ci sono riferimenti proprio ai modelli di onizetti, Rossini e Bellini. Forse non originali, ma stilisticamente ineccepibili. Verdi non riuscì mai a perdonare al pubblico quei fischi così crudeli e, come Wagner, portò sempre profondo rancore a questa opera giovanile. Passarono cinquant'anni in cui meditò la rivalsa di un'opera comica che potesse sbaragliare il pubblico e, quando Rossini, in una lettera a Ricordi, fece notare in perfetta buona fede che, secondo lui, Verdi non era adatto alle commedie, se ne ebbe molto a male.
Fatto sta che dopo questi due giovanili esperimenti (più riusciti di quanto il destino abbia voluto farci intendere) entrambi avrebbero avuto la loro bella rivincita anche sul genere "commedia lirica": Verdi con quella meravigliosa perla che è il "Falstaff" e Wagner con quello stupendo e struggente affresco di colori e buon umore che è "I maestri cantori di Norimberga"
Mi pare quasi di sentirli mentre ci dicono ancora, in coro: "Una risata vi seppellirà"
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