Verdi and Wagner on line

giovedì 17 dicembre 2015

17 Dicembre 1770: nasce Ludwig Granludovico Van Beethoven


Il 17 Dicembre del 1870, nasceva a Bonn uno dei compositori più grandi, geniali e tormentati di tutta la storia della musica: Ludwing Van Beethove. Non è certo questa la sede per stendere una monografia o tanto meno una biografia su un'esistenza cosi' grande ed allo stesso tempo infelice. A quasi due secoli dalla morte di questo immenso musicista, forse non abbiamo ancora finito di interrogarci sulla enorme portata delle sue composizioni sinfoniche, cameristiche e sacre. Uomo dall'animo profondo, dal carattere scontroso e dalla vita poco fortunata, fu quasi costretto, a suon di sberle dal padre, abbagliato dal successo del piccolo Mozart, di cui tutta l'europa parlava, ad amare la musica e a dedicarsi ad essa. E forse è anche per questo, per una sorta di ribellione interna,. che volle sperimentarla e trasformarla con novità che all'epoca sembrarono inaudite ( come, ad esempio, l'inserimento delle voci in una sinfonia). Una volta che imparò ad amare la musica, divenne totalmente sordo, ennesimo spregio fatto dagli dei ad un uomo che, pur avendola cercata a lungo, non trovò mai la felicità. Quest'oggi si festeggia il suo duecentoquarantacinquesimo compleanno, con la solita goliardia che cerca di trasmettere questa pagina. Ma mai e poi mai, con l'intento di mancare di rispetto a questo genio immenso ed intramontabile!





lunedì 14 dicembre 2015

Verdi e il compenso per il Nabucco....


Era il 9 Marzo 1842 quando, al teatro alla Scala, andava in scena per la prima volta il "Nabuccodonosor" di Giuseppe Verdi, che ottenne un autentico trionfo! Dopo le terribili esperienze della morte della giovane moglie Margherita ( figlia del suo mecenate Antonio Barezzi) e dei due figli, e dopo l'amara delusione del crudele fiasco di "Un giorno di regno", messa in scena nei mesi successivi a questi eventi luttuosi, l'animo di Verdi era talmente distrutto e depresso che aveva giurato a se stesso che mai più avrebbe musicato un'opera. E forse sarebbe stato anche di parola se l'impresario Merelli, non fosse riuscito, con uno stratagemma, a fargli leggere il libretto del "Nabuccodonosor" versificato da Temistocle Solera. L'opera fece un furore quasi insperato e, su consiglio della soprano Giuseppina Strepponi ( che nell'opera aveva cantato la parte di Abigaille e che avrebbe intrecciato, poco dopo, col maestro, una relazione sentimentale che sarebbe durata tutta la vita) si fece dare lo stesso compenso che Bellini aveva ricevuto per "Norma": 8000 lire Austriache. E da li, iniziò l'irresistibile ascesa di Giuseppe Verdi.






domenica 13 dicembre 2015

Wagner e le sue mani bucate.


Come molti grandi geni del passato, è risaputo che Richard Wagner, per molti anni, ha avuto una vita prevalentemente sregolata, sia dal punto di vista affettivo che dal punto di vista più prosaicamente economico. La sua mania per i lussi che (aspetto assolutamente non secondario) lo aiutavano a trovare ispirazione per i suoi capolavori, la convinzione che, un giorno o l'altro, avrebbe ottenuto fama e successo e la facilità ( che, in alcuni casi, definirei perfino faccia tosta) con cui riusciva a farsi prestare denaro nella consapevolezza che non sarebbe mai riuscito a restituirlo, ne hanno fatto una delle icone del concetto di Genio e sregolatezza. Anche per questo, quasi tutte le sue opere, hanno avuto una gestazione piuttosto lunga e difficile. Perchè Wagner non riusciva a concentrarsi e ad essere ispirato se non aveva una qualche illusione di certezza sul futuro. E' stato un bene, per lui ma anche per noi, che ad un certo punto, sia accorso in suo aiuto Ludwig II° di Baviera. Senza i suoi mezzi ed i suoi slanci di generosità verso il compositore che dava vita ai suoi sogni, probabilmente non avrebbero mai visto la luce le opere della Tetralogia dell'Anello.



giovedì 10 dicembre 2015



Era un pezzo che il granludovicovan e il Bellicapelli non avevano più occasione di scambiarsi qualche battuta al vetriolo. Infatti, benchè la pagina (e anche il blog) si intitolino "Le avventure di Verdi e Wagner", prendendo così a pretesto questa storica rivalità, perdurante ancora oggi, tra questi due giganti della musica europea, è innegabile, per forza di cose, che attorno a loro, gravitino anche altri grandi personaggi, rivestendo spesso dei ruoli che sono molto di più che ruoli di contorno, come Rossini, Mozart, Mahler, Puccini, Beethoven e tanti altri. Di Beethoven si sa che era un uomo fondamentalmente infelice e piuttosto scontroso. Va da se che quando gli si para davanti un giovane e pittoresco compositore contemporaneo che se ne esce dicendo che Beethoven, al contrario di jovanotti,  non ha senso del ritmo, quest'ultimo vada su tutte le furie e si leghi perennemente al dito questa affermazione! Questa faida, mai sopita, si riapre oggi, proprio mentre Beethoven ha terminato di scrivere il suo quartetto per archi n. 16, che chiude una serie ben più ampia di quartetti che hanno portato il compositore di Bonn a penetrare dei territori musicali fino ad allora (ed anche dopo) assolutamente inesplorati. Gli ultimi quartetti di Beethoven sono, infatti, talmente al di fuori di tutto ciò che era stato composto in materia, da anticipare persino certa musica jazz.
Quale migliore occasione, allora, per ascoltare questo meraviglioso quartetto n. 16 in Fa Magg. op. 135?




E sempre a proposito della Giovanna D'Arco...


sabato 5 dicembre 2015

Nella storia del canto lirico e, soprattutto, della musica sacra, anche i castrati hanno avuto una profonda importanza nel ricoprire parti vocali per soprano o contralto. Nelle stesse opere del periodo classico, persino sui palcoscenici, non era affatto raro, vedere nelle vesti di soprano, un castrato. Nello stato pontificio soprattutto era assolutamente fuori discussione che una donna non potesse salire sul palcoscenico e ne tanto meno cantare in chiesa. Fu proprio per questo che si ricorreva ai castrati, ragazzi ai quali veniva effettuata un'incisione alle "parti basse" in modo da bloccare lo sviluppo ormonale e mantenere per tutta la vita una voce femminile ed angelica. Vi è, tra l'altro, una gustosa scena in cui alcuni castrati si mettono a competere con una cantante donna durante una rappresentazione teatrale nel film "il Marchese del Grillo".  Nonostante, con l'avvento del XIX secolo, l'era dei castrati andasse verso un rapido declino, al punto che lo stesso Rossini, ai tempi in cui scrisse la "Petite messe solennelle", scrisse a Pio IX di concedere a donne vere di prendere il loro posto nel coro della cappella sistina ( richiesta che il papa rifiutò con un secco no), alcuni di loro continuarono a cantare e ad esser richiesti, seppur senza l'alone leggendario che si erano portati dietro fino a pochi decenni prima. L'ultimo castrato "vero" di cui si abbia certezza, è Alessandro Moreschi, di cui ci sono pervenute anche alcune rare incisioni fonografiche. Benchè, all'epoca delle incisioni, fosse già abbastanza avanti con l'età, il suo ascolto è interessante come documento storico, oltre che artistico e musicale, ed è una delle rarissime occasioni in cui ci è concesso di ascoltare la voce di un vero castrato, poichè la pratica della castrazione per scopi canori, fu giustamente bandita alla fine del 1800.
Alessandro Moreschi, in questa incisione, canta il "Crocifixus" proprio dalla "Petite messe solennelle" di Gioacchino Rossini.

Gioacchino Rossini - Petite messe solennelle" Crocifixus. Canta Alessandro Moreschi, l'ultimo castrato autentico.


venerdì 4 dicembre 2015



Il 7 Dicembre prossimo, il Teatro alla Scala inaugurerà la nuova stagione lirica con la "Giovanna D'Arco" di Verdi. Opera molto meno conosciuta di tante altre scritte dalla mano inarrivabile del cigno di Busseto e, non si abbia paura di dirlo, opera anche meno talentuosa rispetto a tante altre. Giovanna D'Arco fa parte di quelle opere scritte in serie nel periodo che Verdi stesso definì "Gli anni di galera", ovvero quel periodo in cui scriveva un'opera dietro l'altra per poter mantenere gli impegni ( e guadagnarsi la pagnotta) con i teatri che gli commissionavano i lavori. In più, a nuocere in maniera abbastanza incisiva a questo lavoro, vi è il libretto raffazzonato di Temistocle Solera, lo stesso che aveva scritto il libretto del Nabucco, che scrisse un testo molto scadente dal punto di vista drammatico. Nonostante questo, l'opera debuttò proprio al Teatro alla Scala, il 15 Febbraio 1845 ottenendo un grande successo, al punto che già pochi giorni dopo ( come spiega bene Emanuele Muzio in una lettera a Barezzi scritta da Milano proprio in quei giorni) un grande carrillon su ruote, era in grado di suonare quasi la Giovanna d'Arco per intero circolando per le strade della città e provocando degli enormi problemi di viabilità. Successivamente fu rappresentata a Firenze, dove non ebbe molta fortuna, e a Senigallia e a Roma,dove, per volere dell'ufficio censura dello stato pontifico, il titolo fu modificato curiosamente in...Orietta di Lesbo.
L'opera rimase ben presto schiacciata dai successivi capolavori verdiani e, eccezion fatta per qualche sporadica ripresa, finì abbastanza presto nel dimenticatoio. Lo stesso Toscanini, che per Verdi aveva un'ammirazione sconfinata, la considerava tra quelle opere che, seppur scritte da un genio, erano state giustamente dimenticate, tanto scarso era il loro valore.
Al di la delle incisioni su Lp e Cd (alcune anche di pregio) Il teatro Milanese ne offrirà una edizione che, almeno sulla carta, pare promettere molto bene. L'esecuzione infatti sarà affidata alla bacchetta esperta di Riccardo Chailly e a cantanti come Anna Netrebko, Carlos Alvarez e Francesco Meli.
Ed è proprio Riccardo Chailly che, tanto per avere un assaggio, dirige la Filarmonica della Scala nella sinfonia della Giovanna D'arco nel video seguente.

Le biografie "online" dei compositori...