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mercoledì 18 gennaio 2017

Come Mozart fregò il papa....







Fino al 1870, in Vaticano, era prassi che il giorno del Mercoledì delle ceneri (che coincideva e ancora coincide con l'inizio della quaresima) venisse eseguito il famoso "Miserere" di Gregorio Allegri, composto per coro a cappella intorno al 1630. Di questa composizione il Vaticano vantava una specie di esclusiva. Erano infatti proibite nella maniera più assoluta sia l'esecuzionee  sia l'uscita della partitura dal confine dello stato pontificio, allo scopo di evitarne a qualunque costo la trascrizione. Chi contravveniva a queste regole, veniva punito con la scomunica immediata da parte del papa. Wolfgang Amadeus Mozart e il padre Leopold, ebbero l'occasione di assistere a questa esecuzione nel 1770. La composizione piacque talmente tanto al giovane compositore (aveva allora 14 anni) che, non avendo la possibilità di copiarla, la trascrisse tranquillamente a memoria dopo averla ascoltata quella sola volta. L'impresa restò famosa e consentì ai Mozart di ritornare in patria con in mano la trascrizione precisa di questa composizione, e senza nessuna conseguenza, visto che trascrivendola a memoria, non era stato, di fatto, commesso nessun reato contro il divieto voluto dalla santa sede. L'impresa divenne così leggendaria che il racconto di questo prodigio (testimoniato dalle lettere di Leopold alla moglie) si è propagato per tutto il 1800 fino ai giorni nostri. Felix Mendelssohn, in particolare, rimase molto colpito quando venne a conoscenza di questa vicenda e decise di emularla. Anche lui, trovandosi a Roma, andò ad ascoltare questo miserere e lo trascrisse perfettamente a memoria dopo un solo ascolto.

Adesso, con la tecnologia dei nostri giorni, basta accendere un pc o inserire un cd per poterlo ascoltare, ma immaginatevi all'epoca, quando, per ascoltare musica, o la si suonava in casa oppure la si andava a sentire ai concerti e all'opera. E chi non la sapeva leggere, ovviamente non la poteva nemmeno suonare. E allora immaginiamoci per un attimo di vivere in quell'epoca. Anzi, nella prima metà del 1800, di aver sentito parlare della sua bellezza ma di non aver avuto l'occasione di ascoltarla. Chi mai avrebbe potuto almeno tentare di descrivercela? Ci pensò il solito "romanissimo de Roma" Vincenzo Gioacchino Belli, alla cui esecuzione assistette più volte, e che in proposito ci ha lasciato un gustosissimo sonetto:

   Tutti l'ingresi de Piazza de Spaggna
Nun hanno antro che ddì ssi cche ppiascere
È de sentì a Ssan Pietro er miserere
Che ggnisun istrumento l'accompaggna.


    Defatti, cazzo!, in ne la gran Bertaggna
E in nell'antre cappelle furistiere
Chi ssa ddì ccom'a Rroma in ste tre ssere
Miserere mei Deo sicunnum maggna?


    Oggi sur maggna sce sò stati un'ora;
E ccantata accusì, ssangue dell'ua!,
Quer maggna è una parola che innamora.


    Prima l'ha ddetta un musico, poi dua,
Poi tre, ppoi quattro; e ttutt'er coro allora
J'ha ddato ggiù: mmisericordiam tua.

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