Ai più, il nome Prospero Bertani, non dirà sicuramente nulla. Eppure, la sua piccola vicenda umana arriva quasi ad assomigliare da lontano a quella del coraggioso Davide contro Golia. Soprattutto se si pensa che il Golia in questione ha il nome e, soprattutto, il caratterino di un certo Giuseppe Verdi.
Il 2 Maggio del 1872, Bertani parte in treno da Reggio Emilia, città nella quale abita, alla volta di Parma, per assistere al debutto parmense di "Aida" di Giuseppe Verdi. L'opera non gli piace ma, dubbioso sul fatto che possa essergli sfugggito qualcosa, due giorni dopo ci riprova: stesso tragitto, stesso teatro, stesso spettacolo. Niente da fare. Aida proprio non gli piace. Prospero è convinto di aver gettato alle ortiche un sacco di soldi ma non si scoraggia; prese in mano carta e penna, scrive direttamente a verdi, con tono risoluto, chiedendogli l'intero rimborso delle due giornate perse che comprendono, oltre ai viaggi in treno e al prezzo del biglietto, anche una cena nel ristorante della stazione. Vale la pena riportare il testo, se non altro per provare ad immaginare la faccia che avà fatto Verdi dopo averlo letto:
«Reggio Emilia, 7 maggio 1872. Sig. Verdi gentilissimo, Il giorno due del c. m. mi recavo a Parma chiamatovi dall’opera rumorosa, l’Aida; mezz'ora prima che si alzasse la tela, io ero nella mia sedia N. 120, la prevenzione era grande per parte mia. Ammirai la messa in scena, sentii con piacere quei grandi artisti e cercai di non perdere nulla. In fine dell’opera domandai a me stesso se mi trovavo contento e ne ebbi un responso negativo. Ritornai a Reggio e stando nella carrozza ferroviaria stetti a sentire i giudizi che se ne facevano: quasi tutti erano d’accordo nel dire che era una grande opera. In allora mi venne il ticchio di novellamente udirla ed il giorno 4 ripartii per la volta di Parma, feci il diavolo per entrare senza aver bisogno del posto riservato, ma la calca essendo immensa, mi convenne di gettare L. 5 e sentii la replica con comodità; dopo convenni così: che è un opera in cui non si trova alcun pezzo che strappi l'entusiasmo, che vi elettrizzi, e che senza quel grande apparato[…] non si potrebbe durare sino alla fine e che quando avrà fatto due o tre teatri finirà per essere posta nei polverosi archivi. Ora, caro Verdi, non potete idearvi come mi trovo malcontento di avere speso, in due volte, L. 32; ammesso anche la circostanza aggravante che sono figlio di famiglia e questi denari a guisa di orribili spettri vengono a disturbare la mia pace. E' a voi che mi rivolgo risolutamente onde vogliate rimettermi tale somma e voi dovete restituirmela tosto. Ecco il conto: Ferrovia andata L. 2,60; Ferrovia ritorno L. 3,30; Ingresso teatri L. 2,60; Cena scellerata alla stazione L. 2,00; Fanno L.15,90. Bis L.15,90. Totale L. 31.80. Da un tale dispiacere io penso che voi vorrete levarmi, ed in questa speranza vi saluto di cuore. BERTANI. Indirizzo: Bertani Prospero, via S. Domenico n. 5.»
Non si sa bene cosa abbia fatto colpo su Verdi, di questa lettera. Forse deve aver apprezzato la temerarietà di questo baldo giovane, visto che acconsente a restituirgli "quasi" tutto l'importo richiesto. Passino i due viaggi in treno e passino i due ingressi a teatro, ma la cena assolutamente no!!! Poteva cenare a casa sua. Inoltre, onde evitare future questioni, Verdi pone anche una condizione: "Ben inteso che rilascierà una ricevuta della somma, ed anche una piccola obbligazione, con la quale prometta di non andare a sentire mie opere nuove per evitare a lui il pericolo di altri spettri ed a me la burletta di pagargli un altro viaggio».
Non è dato sapere se il giovane Bertani, sia andato a sentire anche le opere successive del maestro di Busseto ma, se così fosse, c'è da augurarsi che gli siano piaciute, altro non fosse che altri "orribili spettri" possanoi aver disturbato la sua pace.
E soprattutto quella di Verdi.
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