La storia della gestazione dell'opera è abbastanza nota: dopo aver accettato la collaborazione di Arrigo Boito, di cui inizialmente non si fidava, per la revisione del Simon Boccanegra, il suo editore Giulio Ricordi, cercò di convincere lo stesso Verdi a scrivere una nuova opera da Shakespeare proprio avvalendosi dell'arte poetica del Boito. Verdi fu dapprima piuttosto riluttante, ma alla fine riuscì quanto meno a farsi convincere a vedere la traccia che Boito gli aveva preparato. Verdi non nascose fin da subito che il vero protagonista dell'opera, in quanto "burattinaio" di tutto ciò che in essa avveniva, era Jago e non Otello. E per lungo tempo, visto che il maestro si accinse solo alcuni anni dopo alla composizione, il tito rimase quello. Poi, un giorno, cambiò idea. Avrà certamente ripensato alla bellezza dell'Otello di Rossini e al successo che aveva ottenuto tanti anni prima. Conoscendone il suo carattere fiero ed orgoglioso, non è difficile immaginarne l'espressione corrucciata mentre nella lettera con la quale annunciava a Boito di aver iniziato a scrivere le prime note (ordinandogli il più stretto segreto, che quest'ultimo tradì subito annunciando la notizia a Ricordi) diceva: "Intanto cominciamo a chiamare quest'opera con il suo vero nome: Otello! Si, mi ha capito bene! Otello, come quella di Rossini! Preferisco sentirmi dire di essere rimasto schiacciato dal confronto col gigante piuttosto che sentirmi dire che l'ho intitolata Jago proprio per sfuggire a questo confronto!!"
Come poi è andata, lo sappiamo tutti. Il successo di quell'opera fu immenso e a nessuno venne neanche lontanamente il pensiero di confrontare le due composizioni, tanto diverse erano tra loro.
Con buona pace di Shakespeare, Rossini e, se dio vuole, anche di Verdi.
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