Verdi and Wagner on line

lunedì 27 marzo 2017

Tra i due litiganti, il terzo...è Gobatti.







In quest'epoca in cui ogni fenomeno è effimero, a causa della voracità con cui i media lo elevano e poi lo distruggono, si ha sempre la percezione che c'ho che è avvenuto un secolo o due prima, sia nato per durare nel tempo. Probabilmente non è proprio così, oppure anche in tempi remoti c'è sempre stata l'eccezione che è servita per confermare la regola. Se davvero c'è stata un'eccezione nel panorama operistico del XIX° secolo, ebbene questa eccezione ha senz'altro avuto il nome, il cognome e la faccia di Stefano Gobatti. Uomo, a mio modesto avviso, avventato e sfortunato che ebbe la iattura di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. 
Era il tardo autunno del 1873, forse il periodo più caldo e vigoroso dell'annosa lotta tra opera lirica e dramma musicale, tra musica della tradizione e musica dell'avvenire, tra musica italiana e musica tedesca; insomma l'eterna lotta tra Verdi e Wagner! Anzi, per dirla con maggior esattezza, la lotta tra i sostenitori di Verdi e i sostenitori di Wagner. Erano gli anni ruggenti in cui, a Milano era roboantemente caduto l'esperimento del Mefistofele boitiano, mentre Aida aveva avuto un en0orme successo; ed erano anche gli anni in cui, proprio nel 1871, Wagner metteva la sua prima bandiera in terra italiana con il Lohengrin, proprio a Bologna, città che, in contrapposizione con la tradizione melodrammatica milanese schiarata con Verdi, si era sempre mostrata molto più tendente alle novità Wagneriane e alla musica dell'avvenire. Il Lohengrin venne salutato dai bolognesi come la nuova "Musica del'avvenire", ignari del fatto che la produzione wagneriana avesse già fatto giganteschi passi avanti ( c'è già stato il Tristano e la tetralogia è ormai ben avanzata verso la fine) e che Lohengrin, fosse un'opera già superata anche per lo stesso Wagner. E' qui che si inserisce il 18enne Gobatti che riesce a far andare in scena, proprio a Bologna, la sua opera "I Goti", scritta quasi di getto come "esercizio di composizione" commissionatogli dai suoi insegnanti di musica. Ciò che accade quella sera in teatro rasenta l'assurdo: il trionfo che ottiene Gobatti non ha quasi eguali nella storia del melodramma: applausi interminabili al cui cospetto i fantozziani 90 minuti, impallidiscono! La città di Bologna gli offre la cittadinanza onoraria (che ha anche Verdi) e lo nomina socio d'onore della società filarmonica bolognese (che ha anche Wagner). Per poco non diviene anche membro dell'accademia della crusca! Giosuè Carducci, infoiatissimo, smania per scrivergli un libretto. E' invitato come ospite d'onore nei salotti più rinomati, mentre le donne gli si gettano letteralmente ai piedi!! Ora, non so voi, ma io sfido chiunque, al suo posto, a non montarsi la testa e a sentirsi, in tutta quell'ebbrezza, in una botta sola, l'erede sia di Wagner che di Verdi (il quale, dopo aver letto la partitura, giudica l'opera un aborto musicale e dice senza mezzi termini che, senahce Gobatti avesse le migliori idee del mondo, è troppo incompetente per trasformarle anche soltanto in lavori dignitosi).
Nel frattempo, i bolognesi, lo considerano ormai "il wagner nostrano" di Bologna. L'opera comincia a girare anche per altri teatri, ma qui ottiene successi molto più tiepidi. Preso dalla convinzione di essere ormai il compositore di punta dell'Italia, scrive "Luce", un'altra opera che però ottiene un successo tiepido. La "sbronza gobattiana" sta ormai sbollendo rapidamente e, nel frattempo, Verdi ha presentato il "Requiem" a Milano, mentre in Italia è anche arrivato il Wagner del Tristano e del "Ring" (roba troppo complessa per poterla anche solo accostare a quel novellino del Gobatti). La sua terza opera "Cordelia" va in scena nel 1881 contemporaneamente al meraviglioso rifacimento del Simon Boccanegra di Verdi e appena un anno prima del "Parsifal" di Wagner, nella più totale indifferenza. Il povero Gobatti, non se lo fila nessuno. Prevedibilmente, viene colto da una forte depressione emotiva e finisce i suoi giorni, in quasi totale povertà, al convento Francescano dell'Osservanza, sui colli di Bologna. Illuso dal facile entusiasmo scatenato dalle opposte fazioni pro-Verdi e pro-Wagner, allontanato ed escluso quasi improvvisamente dai ritrovi mondani della gente che conta a Bologna, quasi vergognosi di averlo glorificato e scusandosi per aver preso quella enorme cantonata, volontariamente escluso e discriminato dai maggiori editori musicali che preferiscono puntare sui loro cavalli di razza (Ricordi con Verdi e la casa Editrice Lucca con Wagner), Stefano Gobatti potrebbe oggi ricordare quegli ingenui ragazzi che escono dai talent show, vengono infilati nel tritacarne delle case discografiche per farne dei tormentoni per un'estate o due, e poi, una volta spremutili ben bene, li lasciano alla deriva. Ecco! Gobatti potrebbe essere benissimo l'antesignano del prodotto di un qualunque talent show nostrano.
Muore completamente dimenticato da tutti, in un anno emblematico: il 1913. L'anno in cui si festeggia il centenario della nascita dei due giganti che, involontariamente e inconsapevolmente, lo hanno schiacciato con il loro enorme peso artistico: Giuseppe Verdi e Richard Wagner.
Io che, dal punto di vista "tecnico" non ho competenze musicali e vado sempre ad orecchio ed a sensazione, ho voluto ascoltare il preludio (l'opera integrale non è mai stata incisa) de "I Goti".
Non mi esprimo: chi vuole ascoltarlo per farsi un'idea (Una curiosità: dirige il maestro Luigi.....Verdi), lo può ascoltare cliccando qui

Nessun commento:

Posta un commento

Le biografie "online" dei compositori...