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mercoledì 15 marzo 2017

Tornano alla Scala "I Maestri Cantori"






Torna, dopo ben 27 anni di assenza, "I maestri cantori di Norimberga" al Teatro alla Scala di Milano. Composta tra il 1862 e il 1867, l'opera ebbe il suo debutto, sotto la bacchetta di Hans Von Bulow, il 21 Giugno 1868 al Teatro Nazionale di Monaco di Baviera. E' un'opera particolare nella già particolare produzione wagneriana, soprattutto se si tiene conto che la sua composizione, benchè da tempo progettata da Wagner, si materializza subito dopo la composizione del Tristano e durante la lunga interruzione che spezzò, di fatto, in due la composizione della tetralogia dei nibelunghi. Il fatto che Wagner ne abbia iniziato la composizione durante il periodo forse più disperato della sua vita (era talmente sommerso dai debiti al punto da meditare anche il suicidio) ne fa un'opera ancora più particolare. Perchè? Perchè prima di tutto è una commedia. E viene abbastanza spontaneo assumere un'aria interdetta pensando a Wagner che scrive una commedia: "chissà cheppalle una commedia scritta da quel presuntuoso serioso di Wagner!!"
E invece no! E' una commedia bella, radiosa, anche se, in alcuni punti eccessivamente verbosa
(dopotutto è sempre Wagner) e un po' tronfia. Solo che, per renderse bene conto e per apprezzarne le atmosfere limpide, gioiose e, anche se malinconicamente, solari, a mio avviso, va messa in relazione con l'opera che la precede: il Tristano. Infatti, tanto il "Tristano e Isotta" è cupa, enigmatica, decadente, profondamente notturna ed opprimente, tanto "I Maestri cantori di Norimberga" è chiara nelle sonorità, solare nei colori orchestrali, raggiante nelle armonie e con melodie chiare e nette (tutto il contrario dell'opera precedente). Vi è al centro una storia d'amore ( eh beh, sempre di opera stiamo parlando eh...) e una gara canora che dovrà incoronare "nuovo maestro cantore" colui che si dimostrerà in grado di saper comporre un canto, seguendo le rigidissime regole imposte dalla corporazione dei maestri cantori. Protagonista dell'opera è Hans Sachs (l'unico che sia esistito veramente), l'arguto e saggio ciabattino che contende il titolo di Maestro cantore a Beckmesser, il mediocre marcatore che ha il compito, durante la gara, di segnare con un gessetto su una lavagna, tutti gli errori che vengono fatti dai concorrenti in gara. Il premio per il vincitore è allettante: prendere in sposa la bella Eva. Il problema nasce quando arriva Walter Von Stolzing, uno straniero che si innamora di Eva a prima vista e che decide di partecipare alla gara per averla in sposa, pur essendo totalmente ignorante delle regole dei maestri cantori. A questo scopo lo aiuterà proprio Sachs, troppo saggio e realista per poter aspirare all'amore di una ragazza molto più giovane di lui. Walter vince la gara pur non rispettando queste regole, perchè la sua canzone è talmente bella che riesce ad ammaliare tutto l'uditorio, diventando maestro cantore e sposando la bella Eva.
E tutti vissero felici e contenti.
Ovviamente questa è la trama in due parole. Se l'opera dura 5 ore e passa, magari c'è qualcosa di più.
Come in ogni sua opera, Wagner, ha bisogno di calarsi ed immedesimarsi in uno o anche più personaggi dell'opera che sta scrivendo. Naturale che, a questo giro, il suo campione sia Walter Von Stolzing, l'avventato aspirante maestro cantore che viene prima guardato con sospetto dai conservatori, poi apertamente osteggiato da Beckmesser ( che in origine doveva chiamarsi Hans Lick con riferimento al giornalista musicale Edward Hanslick, sempre prodigo di critiche al vetriolo nei confronti del compositore sassone e aperto sostenitore di Verdi e Brahms), il mediocre musicista nel quale Wagner identificava probabilmente tutta quella schiera di compositori (spesso ebrei) più fortunati ma meno validi di lui, come Mayrbeer. Alla fine, c'è quel meraviglioso personaggio che è Hans Sachs, che nel III° Atto, accenna proprio al dramma di Tristano paragonandosi al Re Marke (con tanto di citazione del tema musicale del Tristano) e sacrificando il suo amore per la bella Eva in favore del giovane Walter. Ognuno dei tre (come anche tutti gli altri personaggi) ha una sua caratterizzazione netta e precisa: il canto sgraziato e un po' ridicolo di Beckmesser fa da contraltare all'impeto giovanile (e tenorile) del giovane Walter, che si lancia sempre in melodie piene di trasporto e di vigore. A calibrare questo contrasto, ll canto sempre riflessivo, disincantato e saggio di Hans Sachs. Nonostante la verbosità e prolissità del testo wagneriano, l'opera, per quanto lunga, scorre inaspettatamente bene, trascinata da quella musica solare e limpida come l'aria di primavera che non può che coinvolgere l'ascoltatore arrivando perfino a divertirlo; come nella scena del secondo atto in cui beckmesser improvvisa una ridicola serenata a quella che crede essere Eva, disturbato continuamente da Sachs che martella sulla suola di una scarpa ad ogni suo errore di canto. E soprattutto quel capolavoro che è la successiva scena della rissa in strada in cui il disordine di una baruffa viene rappresentato mirabilmente da una fuga, che è quanto di più ordinato possa esistere in musica. E poi ancora la magnifica danza degli apprendisti che anticipa la gara fino alla vittoria di Walter e il bellissimo coro che chiude l'opera. Come accaduto per altri (anche se per vie diverse) questa opera dimostra quanto il genio di wagner fosse capace di uscire indenne dalla disgregazione armonica e dal dolente sfinimento del Tristano con un'opera chei, arrivando a citare musicalmente Bach ed Hendel (nella scena del primo atto in cui Pogner spiega le regole dei maestri cantori), se non è la negazione del Tristano, ha quasi l'aspetto di esserne l'antidoto. Wagner torna un passo indietro per prendere lo slancio e fare tre passi avanti. Torniamo all'antico e sarà un progresso (se Wagner viene a sapere che ho citato verdi, viene qui e mi stacca la connessione).
Oddio!!! Che post lungo e prolisso!! Non ci si puo' far niente. Quando si parla di Wagner, la cosa va sempre per le lunghe.
Chiudo con una mia considerazione personalissima e perciò, assolutamente opinabile: dal punto di vista meramente musicale, prescindendo da sinossi, testo, messa in scena e simbologie varie, la musica in assoluto più bella che sia mai stata scritta per un'opera è proprio quella de "I maestri cantori di Norimberga.
Forse a pari merito con quella del "Così fan tutte" di Mozart.
Forse...

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