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domenica 19 marzo 2017

Il nipote di Beethoven





Siamo onesti! Per quanta ammirazione si possa avere nei suoi confronti, chi mai riuscirebbe ad immaginarsi Beethoven nei panni di padre o anche soltanto di Baby Sitter? Nessuno, dai. Di Ludwig si può dire tutto il bene del mondo, tranne che sapesse relazionarsi con gli altri. A maggior ragione, poi, se "gli altri" potevano essere rappresentati da un ragazzetto nel periodo della frivolezza e della pubertà. Eppure, è proprio ciò che avvenne. Il Nostro caro Ludwig, per dimostrare ancora una volta ai posteri che non riusciva ad andare d'accordo nemmeno con i propri famigliari, attraverso una causa legale civile durata parecchi anni, riuscì a togliere il giovane nipote Karl Beethoven dalle grinfie di sua cognata (e madre legittima del bambino), dopo che era rimasta vedova, accusandola di condotta immorale e, quindi, inadatta a crescere questo ragazzo infondendogli dei sani principi. Ora, va detto che la cognata di Beethoven non fosse, almeno stando alle testimonianze, un tipo di madre esemplare eh. Il fatto è che Ludwig ce l'aveva un po' di vizio di mettere bocca negli affari dei fratelli e delle sorelle. Un'altra volta aveva tentato con tutti i mezzi di impedire le nozze di uno dei suoi fratelli solo perchè la sposa non gli piaceva. Ma torniamo a Karl, il nipote.
Dopo aver vinto la causa per l'affidamento, se lo prese in casa con l'intento di provvedere alla sua istruzione e al suo mantenimento, mandandolo perfino in un istituto in cui potesse studiare e farsi una buona cultura. Il problema è che in quel periodo (siamo già all'epoca degli abbozzi del IX sinfonia) Beethoven, economicamente, se la passava già male; era inoltre già completamente sordo e ormai completamente prigioniero della sua misantropia. Quando non poté più permettersi di pagare la retta dell'istituto, fece tornare il nipote a casa. E li iniziarono i guai seri. Karl non era completamente privo di talenti ma, come tutti i giovani "normali" e non geni della sua età, era frivolo e leggero, cosa che suo zio non poteva assolutamente sopportare. Gli aspri rimproveri dello zio erano all'ordine del giorno, i litigi continui e tutto diventava fonte di incomprensione. A discolpa di Ludwig, va riconosciuto che, pur volendo un gran bene al ragazzo, probabilmente non ebbe la più pallida idea di come si manifesti un amore paterno, soprattutto se si considera che razza di padre si era trovato a subire lui stesso. A Karl, quell'ambiente povero, quella casa sporca e trascurata e quello zio con cui era impossibile comunicare e per il quale, qualunque cosa facesse non andava bene, crearono quasi sicuramente uno stato di forte prostrazione in questo ragazzo che, nonostante tutto, era anche rimasto affezionato a sua madre, dalla quale non si era staccato volentieri. Si sfiorò la tragedia nel 1826 quando, ormai ventenne, l'esausto Karl si sparò un colpo di pistola alla tempia che, fortunatamente, lo ferì in modo non grave, anche se dovette fare una lunga convalescenza. Fu a quel punto che Ludwig si arrese e, amareggiato ed in preda ai rimorsi, acconsentì che il giovane venisse affidato alle cure di un conoscente, rinunciando così a quel nipote nel quale tanto aveva sperato e, forse anche per spirito di espiazione per il tentato suicidio, passando l'ultime periodo della sua vita in quasi completa solitudine.

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