Il 22 maggio del 1874 (proprio nel giorno del compleanno di Wagner) debuttava il bellissimo Requiem di Verdi dedicato alla memoria di Alessandro Manzoni. Fu considerato quasi unanimemente (ed a ragione) un capolavoro assoluto. Tra le recensioni e le critiche entusiastiche a questa nuova immensa creazione verdiana, non mancò la voce fuori dal coro: il pianista e direttore d'orchestra Hans Von Bulow, che aveva rotto definitivamente con Wagner, di cui era stato, in qualità di direttore d'orchestra, il più diretto collaboratore e il più fanatico ammiratore, non volle assistere per nessuna ragione alla rappresentazione del Requiem, pur trovandosi proprio a Milano in quei giorni. La sua presenza nella città meneghina era dovuta al fatto che cercava di rifarsi una nuova vita fuori dalla Germania e lontano dal compositore sassone che gli aveva sottratto la moglie, ed era entrato in contatto con il Teatro alla Scala per proporsi come direttore artistico ( il che non credo avrebbe fatto molto piacere a Verdi). A proposito del Requiem, Bulow scrisse che, dopo aver dato un'occhiata veloce alla partitura, rifiutava di assistere a questa nuova creazione di colui che, secondo il suo pensiero, era il corruttore onnipotente del gusto musicale italiano. E' sintomatico che dalla parte del Requiem di Verdi si schierasse anche Brahms, che incarnava a quell'epoca la perfetta antitesi wagneriana in terra tedesca. Ma quali sono le ragioni di questo astio nei confronti del compositore italiano? Beh, al di la del gusto personale per cui il Requiem potesse davvero non piacergli (senza averlo nemmeno ascoltato!), questo atteggiamento va più che altro considerato come un chiaro indizio di come si considerasse Verdi nell'entourage wagneriano. Che Wagner avesse una influenza quasi fagocitante nei confronti di chiunque gli stesse vicino, è ormai assodato: ciò che diceva lui era e doveva essere un dogma; se lui apprezzava qualcosa o qualcuno, i suoi ammiratori lo amavano; se lui odiava qualcosa o qualcuno, i suoi ammiratori lo detestavano. La supponenza e il disprezzo di Von Bulow nei confronti di Verdi credo che vadano letti in questa ottica, come se fosse stato lo stesso Wagner a parlare per bocca di Von Bulow. Lo stesso Wagner, nel 1875 a Vienna, aveva assistito ad un'esecuzione del Requiem senza che ne abbia detto una sola parola. In nessuna lettera e in nessuno dei sui scritti, lui (solitamente così logorroico) non ne fa mai un minimo cenno. Solo la moglie Cosima ( ed ex moglie di Von Bulow), ne fa cenno nel suo diario con una frase quasi lapidaria: " Abbiamo assistito al requiem di Verdi, un lavoro sul quale è meglio non dire nulla".
Solo quasi venti anni dopo, smaltiti anche gli ultimi postumi della influenza wagneriana, Bulow farà atto di contrizione nei confronti di Verdi scrivendogli una lettera piena di "mea culpa".
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