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domenica 6 marzo 2016

6 Marzo 1853: La Traviata





Il 6 Marzo 1853 andava in scena per la prima volta al Teatro la Fenice di Venezia, "La Traviata" , considerata l'ultima delle tre opere facenti parte della cosiddetta "trilogia popolare". Di suo, quest'opera, ha proprio dell'incredibile, e per vari motivi. Il primo è sicuramente per l'argomento trattato: mettere in buona luce una mantenuta nella società ipocrita e bigotta dell'epoca fu di per se una scelta temeraria. Il secondo motivo sta nell'opera che la precede; il Trovatore è un ritorno alle origini dell'opera popolare romantica con i suoi scatti animaleschi, le sue pire che bruciano, le sue passioni ardenti fatte di nervi, lacrime e sangue, le sue atmosfere cupe e notturne. E poi le sue cabalette piene di foga esplosiva, risultato quasi sempre di azioni e pensieri nati dall'istinto e quasi mai dal raziocinio. Ebbene, proprio durante le prove de Il Trovatore, Verdi compone gran parte de La Traviata, un'opera che non potrebbe essere più diversa; tanto l'altra è selvatica, tanto questa è "cittadina", tanto nell'altra le reazioni sono violente, tanto in questa sono contenute. Persino Alfredo, nell'esplosione d'ira nella sala da gioco, segue le regole della buona borghesia. La traviata è insomma un'opera "da salotto", dove ogni contrasto si risolve ( o si tenta) con la conversazione e non con la spada.  In soldoni, proprio durante le prove del "Trovatore", verdi ne compose, se non l'antitesi, quanto meno l'antidoto. Come se fossero state due opere diverse di due compositori diversi.
E forse è questa, insieme ad altre, una delle ragioni del suo insuccesso alla prima. Si, perchè La Traviata, al suo debutto, fece un fiasco clamoroso. A questo insuccesso, concorsero anche ragioni più evidenti: intanto Fanny Salvini Donatelli, la cantante che interpretava Violetta fu giudicata estremamente fuori ruolo, non tanto per la sua interpretazione vocale, quanto per il suo aspetto florido e corpulento, che mal si adattava ad una giovane donna minata dalla tisi. Ma soprattutto, il pubblico si trovò spaesato nel vedersi demolire tutto il granitico perbenismo nel quale sguazzava e del quale si nutriva, poichè in quest'opera i ruoli vengono palesemente rovesciati: in scena ci sono i vizi privati della gente per bene e le pubbliche virtù di una puttana. E il tutto con l'aggiunta di una contemporaneità imbarazzante: l'azione infatti, lontana le mille miglia da elmi, corazze e abiti medievali, si svolge nella contemporanea quotidianità in cui vive il pubblico che vi assiste. E a poco era servito lo stratagemma della censura Veneziana di far indossare abiti seicenteschi ai protagonisti
(e Verdi ne fu giustamente contrariato). Chi era li, si riconobbe comunque nel contesto dell'opera. Molti critici, ne La Traviata, hanno comunque voluto intravedere anche lo specchio della storia con la Strepponi. Non sta a me dire se fosse vero o meno, ma di certo c'è che quest'opera fu un forte schiaffo anche a quella mentalità provinciale che, pochissimo tempo prima, a Busseto, aveva dato così tante pene a lui e a Giuseppina. E credo che di questo, Verdi fosse consapevole.
La contemporaneità di questa mantenuta parigina ( tratta da una storia vera trasformata in piece teatrale da Dumas j.r.) fu talmente avanti da anticipare inconsapevolmente, dal punto di vista concettuale, il fenomeno del Verismo che sarebbe arrivato più di trent'anni dopo. E forse fu questa l'unica cosa di cui Verdi, non fu consapevole.

2 commenti:

  1. ottime le battute e ottima la storia aggiunta in fondo per far conoscere i retroscena storici :)

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