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mercoledì 16 marzo 2016

Beethoven e la notte in cella...

       


Era una mattina del Settembre del 1820 quando l'attenzione di due agenti della polizia viennese venne catturata da uno strano uomo, malvestito e sciatto, il cui comportamento apparve quanto meno sospetto. Questo individuo camminava come un ubriaco, straparlava e borbottava frasi che solo lui sembrava capire, spiava le famiglie dalle finestre al piano terreno. Il suo abbigliamento trasandato e l'aspetto arruffato fecero il resto. I poliziotti gli si avvicinarono per chiedergli chi fosse e cosa stesse facendo: " Io sono Beethoven" gli rispose questi con uno scatto d'ira. Ecco, adesso immaginate la vostra reazione nel vedere un  tipo simile, vestito come un barbone, aggirarsi per le strade della vostra città e, dopo avergli domandato chi è, sentirsi rispondere: " Io sono Berlusconi!". Non vi mettereste a ridere increduli? Ecco. Fu questa la comprensibile reazione che ebbero le guardie. Il nome di Beethoven era famoso in tutto il paese e anche oltre ma, a differenza di adesso, non c'erano quei mezzi di diffusione di massa grazie ai quali, anche dall'altra parte del mondo, l'immagine di una persona nota è alla portata di tutti. Ragion per cui le due guardie, senza farsi altre domande, arrestarono per vagabondaggio questo strano individuo. Il povero Beethoven passò una notte in guardiola a ripetere inutilmente di essere il grande compositore di Bonn. La situazione si sbloccò perchè le guardie, insospettite dall'insistenza dell'arrestato nel dichiarare di essere Beethoven, mandarono a chiamare un famoso direttore che risiedeva a Vienna, il quale, appena lo vide dietro le sbarre, esclamò: " Ma quello è Beethoven!!" Il risultato fu che il musicista fu subito scarcerato con tante scuse e fatto riaccompagnare in carrozza. E fin qui, l'aneddoto che ha anche un che di comico. La realtà nella quale viveva Beethoven era però molto meno comica. La sua è la classica storia dell'artista la cui vita viene costantemente divorata proprio dalla sua stessa genialità. Un uomo come Beethoven, che aveva avuto un'infanzia infelice, isolato dalla sordità e completamente assorbito da quella dimensione extraterrestre dalla quale scaturivano i suoi assoluti capolavori, era quasi impossibile che si concedesse vita facile e che potesse sentirsi a suo agio nelle prosaiche vesti dell' "uomo qualunque".

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