Il 1 Febbraio del 1896 andava in scena La Boheme di Giacomo Puccini. Considerata da sempre il suo primo vero capolavoro, nonostante fosse stata inizialmente osteggiata dalla critica, è una delle opere più rappresentate al mondo. Eppure, in fase di stesura del libretto, la lavorazione fu tutt'altro che facile. Confermando la fama di incontentabile acquisita durante la stesura del libretto di Manon Lescaut, a cui avevano lavorato non meno di otto persone, anche a Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, i due collaboratori coinvolti in questa nuova creazione, Puccini dette parecchio filo da torcere. Luigi Illica era un drammaturgo di lungo corso che aveva al suo attivo già vari libretti d'opera che doveva prevalentemente occuparsi del taglio drammatico e teatrale dell'opera in corso mentre Giuseppe Giacosa, valente commediografo, doveva poi versificare quanto già approntato da Illica. Tutto questo, al comando del volubile ed incontentabile Puccini il quale, spesso e volentieri, si mostrava entusiasta di una scena e dopo appena un'ora, pretendeva che la stessa scena venisse rifatta di sana pianta, con comprensibile disappunto dei due. Sono infatti ben documentate dai carteggi pucciniani, alcune liti addirittura furibonde tra lui e i librettisti. Gli scontri maggiori furono quelli che coinvolgevano il compositore ed Illica, uomo dal carattere iracondo e sanguigno, nei quali Giacosa, molto più accomodante, sensibile e riflessivo, si trovava spesso a dover ricoprire l'ingrato ruolo di mediatore. Nonostante le forti tensioni a cui i tre furono sottoposti durante i quasi tre anni di gestazione dell'opera, il sodalizio tra Puccini e i due letterati diede vita a tre dei maggiori capolavori della storia del teatro lirico a cavallo tra ottocento e novecento. Dopo La Boheme infatti, la triade avrebbe dato vita anche a Tosca e Madama Butterfly.